Simon Hantaï

VILLA MEDICI - ACCADEMIA DI FRANCIA - dal 11/02/2014 al 11/05/2014

VILLA MEDICI - ACCADEMIA DI FRANCIA

Viale Della Trinità Dei Monti 1 Roma Italia
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stampa@villamedici.it

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Generi: arte contemporanea, personale

Autori: Simon Hantaï

Curatori: Éric de Chassey

La mostra allestita a Villa Medici permette al pubblico italiano e internazionale di conoscere la pittura di sperimentazione di Hantaï, il suo rifiuto della celebrazione, le sue profonde motivazioni intellettuali e gli echi della lezione surrealista. “Compiere, riuscire, concludere vanno messi – se possibile – tra parentesi. In via preliminare, padroneggiare non è nemmeno cominciare. È illustrare il già saputo.”
Simon Hantaï

L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici presenta dal 12 febbraio all’11 maggio 2014 la prima e importante retrospettiva dedicata in Italia al grande pittore Simon Hantaï, curata da Éric de Chassey.
La mostra, organizzata a cinque anni dalla morte dell’artista, è ideata e realizzata in collaborazione con il Centre Pompidou a partire dall’esposizione presentata al museo parigino dal 22 maggio al 2 settembre 2013 e curata da Dominique Fourcade, Isabelle Monod Fontaine e Alfred Pacquement, ex-direttore del Musée national d’art moderne – Centre de Création Industrielle.
Ora è Villa Medici che consentirà al pubblico di conoscere e approfondire l’opera di questo protagonista dell’astrattismo del secondo Novecento, che, dopo un anno di soggiorno in Italia, scelse Parigi come sua seconda patria.
Spiega Éric de Chassey: “La visita della prima retrospettiva postuma di Simon Hantaï mi ha convinto della necessità di offrirne un prolungamento romano. […] Questa necessità deriva innanzitutto dal fatto che pochi artisti hanno portato a tal punto l’esigenza di praticare la pittura come esercizio del pensiero. Poi perché mostrare in Italia il lavoro di Hantaï vuol dire riportarlo in uno dei luoghi che hanno contribuito alla sua nascita; qui, infatti, Hantaï soggiornò a lungo nel 1948 arrivando dal suo paese d’origine, l’Ungheria, e prima di giungere a quello che sarebbe diventato il suo paese di destinazione, la Francia. […] Desideriamo rendere percepibile la maniera in cui Hantaï, per continuare la pittura, sia stato costretto nel contempo ad aprirla a ciò che essa non era (in particolare alla scrittura, alla fotografia e alla filosofia) e a umiliarla, a ridurla cioè alle sue componenti più bassamente materiali – per farne paradossalmente sorgere un splendore prodigioso.”
Quaranta saranno le opere, di diversi formati e realizzate tra il 1958 e il 2004, che verranno esposte nelle Grandes Galeries di Villa Medici.
Avvicinare oggi il lavoro di Hantaï esige il confronto con la tensione che lo spingerà a quell’idea d’isolamento che fece propria, all’indomani della partecipazione alla Biennale di Venezia del 1982 in rappresentanza della Francia, con un’attitudine in contrasto con l’universo delle apparenze e della “visibilità” oggi così diffuso. La vocazione di Hantaï è quella di riappropriarsi della ricerca assoluta come finalità e missione dell’artista, fino a divenire il carattere distintivo dell’ultimo periodo della sua vita e del suo lavoro. Periodo che vede opere, spesso ancora inedite, nascere dal dialogo dell’artista con alcuni dei più grandi filosofi e scrittori del suo tempo, come Jacques Derrida, Jean-Luc Nancy, Hélène Cixous e Dominique Fourcade.
La mostra allestita a Villa Medici permette al pubblico italiano e internazionale di conoscere la pittura di sperimentazione di Hantaï, il suo rifiuto della celebrazione, le sue profonde motivazioni intellettuali e gli echi della lezione surrealista. E ancora il rapporto con la materia che si evolve fino a divenire esperimento continuo, manipolazione, tecnica originale – di volta in volta percorrendo il collage, il ricalco, il pliage, che affascinò Gilles Deleuze, il decoupage, l’esperienza materica. La mostra presenta anche diverse opere del periodo “scritturale” di Hantaï, basate su disciplinate esperienze calligrafiche elevate a palinsesto esistenziale e a canone estetico, a misura di sottomissione all’assoluto e nel contempo a silenziosa provocazione.
Una retrospettiva ulteriormente valorizzata dalla presentazione della grande Mariale conservata presso i Musei Vaticani, che non venne esposta al Centre Pompidou, e di parte degli episodi trattati della serie delle Mariales, elaborati da Hantaï tra il 1960 e il 1962.
La mostra si articola in due sezioni, collegate tra loro da dipinti di piccolo formato che risalgono a un periodo intermedio. Nella prima parte, insieme a grandi opere come Peinture (Écriture rose) e À Galla Placidia (1958-1959), sono esposti lavori a piccole pennellate e tratti e dipinti realizzati con la tecnica del pliage, come le prime Mariales: la risposta di Hantaï al lavoro di Matisse e Pollock.
Nella seconda parte dell’esposizione viene mostrata la serie delle Tabulas, realizzate da Hantaï tra il 1974 e il 1982, ovvero prima delle Laissées (1981-1994), periodo in cui l’artista, dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia del 1982, decise di ritirarsi dal mondo dell’arte opponendo una sfida radicale nei lavori degli ultimi anni, ritagliandoli o perfino umiliandone la pittura.
Il percorso espositivo si conclude con le opere della serie Pliages à usage domestique, molte delle quali mai mostrate al pubblico, in cui l’artista rivista alcune delle sue intuizioni giovanili, specialmente dei primi anni ’50, svelando il legame sotteso con la ricerca di Marcel Duchamp.

Simon Hantaï nasce in Ungheria nel 1922 e muore a Parigi nel 2008. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Budapest. Dopo aver soggiornato in Italia un anno, nel 1948 si trasferisce in Francia, dove incontra André Breton, il quale, nel 1953, organizza la sua prima mostra. Hantaï, inizialmente vicino al movimento del Surrealismo, viene considerato da Breton il nuovo grande pittore del movimento, dal quale si allontana negli anni ’50 per sviluppare un lavoro astratto e singolare. Simon Hantaï è conosciuto per essere il creatore della tecnica, iniziata nel 1960, del pliage comme méthode. Ha rappresentato la Francia alla Biennale di Venezia del 1982. Il Centre Pompidou di Parigi ha dedicato all’artista due retrospettive, nel 1976 e nel 2013, e ospita un’importante collezione dei suoi lavori, presenti anche al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris.

“Reaching, arriving, concluding are to be put into parentheses, if possible. Mastering what you do means that you won’t be able to even begin. It is merely the illustration of what is already known.”
Simon Hantaï

From 12 February to 11 May 2014 the French Academy in Rome – Villa Medici is presenting the first important Italian retrospective dedicated to Simon Hantaï, curated by Éric de Chassey.
This exhibition has been devised and realized six years after the artist’s death in cooperation with the Centre Georges Pompidou, following the exhibition presented there from 22 May to 2 September 2013, which was curated by Dominique Fourcade, Isabelle Monod Fontaine and Alfred Pacquement, former director of the Musée National d’Art Moderne – Centre de Création Industrielle.
It is now Villa Medici’s turn to give the public a chance to explore the works of this late twentieth century protagonist of abstractionism, who chose to live in Paris after a one-year sojourn in Italy.
Éric de Chassey explains: “After visiting Hantaï’s first important posthumous retrospective I decided to bring about its Roman extension. […] First of all because very few artists succeed in combining art and thought, secondly because showing Hantaï’s work in Italy means returning him to one of the places which contributed to his birth as an artist following his 1948 sojourn, after having lived between Hungary, his homeland, and France, his adopted country. […] We would like to express how, in order to continue painting, Hantaï found himself forced to open up his art to something it was not (in particular writing, photography and philosophy), while mortifying and reducing painting to its basest material components – thus paradoxically enabling it to flourish in prodigious splendour”.
Forty various sized paintings realized between 1958 and 2004 will be displayed in the Grandes Galeries of Villa Medici. Approaching Hantaï’s work today, exacts confrontation with the tension that drove him to the idea of isolation after he had represented France at the 1982 Venice Biennale. His attitude was in striking contrast to the universe of appearance and ‘visibility’ that is so widespread in contemporary culture. Hantaï’s vocation was to regain possession of absolute research as the final objective and mission of an artist, which was to become the distinctive characteristic of his life and work during his last years. This period is witness to works – some of which never shown before – which embody the dialogue of Hantaï with the greatest philosophers and writers of his time such as Jacques Derrida, Jean-Luc Nancy, Hélène Cixous and Dominique Fourcade.
The exhibition at Villa Medici will enable the Italian and international public to become acquainted with Hantaï’s experimental painting, his rejection of celebration, his profound intellectual motivations and the echoes of his surrealist experience. And also, with his relationship with matter that continually evolves in experimentation, manipulation, and original techniques: collage, tracing, pliage (folding) that had so fascinated Deleuze, découpage, trials with diverse materials. The exhibition also presents various works from Hantaï’s ‘writing’ period, based on a highly disciplined calligraphic experience which became his existential palimpsest and aesthetic canon, as a form of submission to the absolute while being a silent provocation.
The retrospective is further enhanced by the presentation of the great Mariale conserved in the Vatican Museums, which was not exhibited at the Centre Pompidou and is part of the a great series developed by Hantaï between 1960 and 1962.
The exhibition is divided into two sections linked by a selection of small paintings that helps understanding the artist’s itinerary in the 1960s and 1970s. In the first part, surrounding the monumental achievements of Peinture (Écriture rose) and À Galla Placidia (1958-1959), are paintings created by small strokes or calligraphy, as well as works realized with the pliage technique, such as the first Mariales which constitute Hantaï’s answer to the work of Matisse and Pollock.
The second section of the exhibition contains the Tabulas series, realized from 1974 to 1982, prior to the Laissées (1981-1994). Following his participation in the 1982 Venice Biennale, Hantaï decided to retire from the art world opposing a radical provocation, in the works of his last years, by cutting or even destroying previous pictures .
The exhibition terminates with the works from the Pliages à usage domestique series, many of which have never been shown to the public before. Here, the artist revisits some of his youthful intuitions, especially those he had at the beginning of the 1950s, which reveal his bond to Marcel Duchamp’s artistic research.

Simon Hantaï was born in Hungary in 1922. He attended the Academy of Fine Arts in Budapest. After a one-year sojourn in Italy, he moved to France in 1948 where he encountered André Breton, who organized his first exhibition in 1953. Close to the Surrealist movement, Hantaï was initially considered to be the great new painter of the movement by Breton, although he drifted away to develop his personal abstract style in the 1950s. Simon Hantaï is known as the master of ‘folding as method [pliage comme method]’, the technique he created in 1960. He represented France at the Venice Biennale in 1982. The Centre Georges Pompidou in Paris dedicated two retrospectives to the artist in 1976 and 2013. Important collection of his works are hold by the Centre Pompidou and the Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris.

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