The Language of Flowers

GUCCI MUSEO - dal 12/03/2015 al 20/09/2015

GUCCI MUSEO

Piazza della Signoria Firenze Italia
+39 05575923302
guccimuseo@it.gucci.com

Info box

Generi: arte contemporanea, collettiva

Autori: Latífa Echakhch, Marlene Dumas, Irving Penn, Valérie Belin

Curatori: Martin Bethenod

“The Language of Flowers”, settima mostra della Pinault Collection al Gucci Museo, è un richiamo a uno dei motivi più iconici della Maison Gucci: Flora.“The Language of Flowers”, settima mostra della Pinault Collection al Gucci Museo, è un richiamo a uno dei motivi più iconici della Maison Gucci: Flora.
Curata da Martin Bethenod, direttore di Palazzo Grassi – Punta della Dogana, la mostra riunisce le opere di 4 artisti, realizzate tra il 1967 e il 2012, che giocano con l’iconografia dei fiori, un soggetto più complesso di quanto possa sembrare. Benché le opere siano caratterizzate da una potente seduzione visiva (e, per una di esse, anche olfattiva), sono tutte al contempo intrise di un’ambiguità delicata e profonda. Al di là del modello che si potrebbe considerare leggero o banale, i temi che affiorano sono quelli della memoria, della vanità, della politica, del valore dell’arte…

In Calendula (Marigold), 2010 e Phlox New Hybrid (with Dahlia Redskin), 2010, Valérie Belin, fotografa francese nata nel 1964, abbina volti femminili e motivi floreali, creando una sorta di ibridi, nel senso botanico del termine, che raccontano l’ambiguità tra umanità e mondo vegetale, natura e artificio, reale e virtuale, presenza e assenza, seduzione e freddezza.
Einder, 2007-2008, di Marlene Dumas (nata in Sudafrica nel 1953) cela un malinconico segreto: questa composizione floreale che fluttua su un mare blu notte è quella che si trovava sulla bara della madre dell’artista, deceduta poco tempo prima. Dietro la sua bellezza e la delicatezza dei colori, si nascondono ricordi, dolore e lutto.
Il fulcro di Fantôme (Jasmin), 2012, di Latifa Echakhch (nata in Marocco nel 1974), è il gelsomino, o meglio le ghirlande di fiori che i venditori ambulanti offrono ai passanti nelle città mediorientali, legato ad un ricordo dell’artista: un venditore ambulante di gelsomini di Beirut che, per proteggere il profumo e la freschezza dei suoi fiori, li copriva con una camicia. Questa scultura dall’apparente fragilità evoca le rivoluzioni della primavera araba e la resistenza al caos, dove i fiori diventano una metafora politica.
I due dittici del grande fotografo americano Irving Penn (1917-2009), Cottage Tulip, Sorbet, New York, 1967 e Single Oriental Poppy, 1968, sono realizzati secondo il principio dell’associazione di un’immagine in bianco e nero e della stessa immagine a colori. Questi pezzi storici mostrano entrambi, per il classicismo della composizione e per la meticolosa attenzione alla stampa (al platino per il bianco e nero e dye transfer per il colore), le dimensioni di totale controllo formale, di ricerca della perfezione assoluta e, al contempo, la consapevolezza dello scorrere del tempo e della vanità delle cose che segnano così profondamente l’opera di questo maestro della fotografia.
BIOGRAFIE
Valérie Belin è nata a Boulogne Billancourt (Francia) nel 1964. Vive e lavora a Parigi. Le sue opere fotografiche, inizialmente in bianco e nero e successivamente a colori, sono caratterizzate da una tensione costante tra oggetto e corpo, natura morta e figura umana. L’artista ha voluto indagare sulla presenza o assenza del corpo attraverso diverse serie di opere dedicate agli specchi di Venezia, tutte riflessi e trasparenze, e agli abiti in pizzo o da sposa. Con le serie dedicate ai culturisti, alle spose marocchine, ai transessuali, alle donne nere e alle donne bianche, si orienta poi verso lo studio della figura umana, del corpo-oggetto attraverso le sue molteplici identità. Le opere di Valérie Belin sono state esposte in numerosi musei e fanno parte di grandi collezioni internazionali come la Maison Européenne de la Photographie, il Museo di Arte Moderna di Parigi, la Kunsthaus di Zurigo, il Musée de l’Elysée di Losanna, il MoMA di New York ed il LACMA di Los Angeles.

Marlene Dumas è nata a Città del Capo in Sudafrica. Dal 1976, vive e lavora ad Amsterdam e, dal 1978, espone in tutto il mondo. È una delle artiste olandesi più acclamate a livello internazionale. Nel 1995, ha rappresentato l’Olanda alla Biennale di Venezia e, nel 1996, la Tate Gallery ha esposto una selezione delle sue opere su carta. Marlene Dumas ha prodotto dipinti, collage, disegni, incisioni e installazioni. Attualmente lavora principalmente con olio su tela e inchiostro su carta. Le sue fonti di ispirazione sono molteplici e spaziano dai ritagli di giornali e riviste ai ricordi personali, dalla pittura fiamminga alle foto Polaroid. Molte delle sue opere possono essere classificate come ritratti, ma non si tratta di ritratti nel senso tradizionale del termine. Più che raffigurare una persona vera e propria, rappresentano un’emozione, uno stato d’animo. Le sue opere sono incentrate sui temi della razza e della sessualità, della colpa e dell’innocenza, della violenza e della tenerezza. I suoi lavori sono stati presentati in numerose mostre personali, in particolare allo Stedelijk Museum di Amsterdam, al Moderna Museet di Stoccolma, alla Fundação de Serralves a Porto, alla Haus der Kunst di Monaco, al Centre Pompidou di Parigi e al MOCA di Los Angeles.

Latifa Echakhch è nata nel 1974 a El Khnansa (Marocco). Vive e lavora a Martigny (Svizzera). Le sue opere creano un insieme complesso di segni, simboli, motivi, indici… Il suo lavoro invita a non limitarsi a una interpretazione unica, giocando invece sulla molteplicità dei significati e studiando lo stato dell’individuo immerso nella globalità. L’artista riprende geografia e nozione di cultura, storia personale o collettiva e le colloca al centro di un dibattito sociale e politico. Le sue opere riecheggiano in modo profondo e sensibile le tensioni culturali che scuotono la nostra epoca, i conflitti tra particolarismo e universalità, tra individualità e comunità. Riesce a svuotare della loro connotazione culturale oggetti tipici della cultura araba e di altre culture da lei sperimentate, per considerarli alla luce dell’estetica, senza tuttavia abbandonarne il significato politico, parte essenziale delle sue posizioni critiche e del suo vissuto. Le opere di Latifa Echakhch sono state esposte al Centre Pompidou di Parigi, all’Hammer Museum di Los Angeles, al Portikus di Francoforte, alla Kunsthaus di Zurigo e alla Tate Modern di Londra. Nel 2014 ha ricevuto il Premio Marcel Duchamp.

Irving Penn è nato nel 1917 a Plainfield, New Jersey. Nel 1938 comincia la sua carriera professionale a New York come grafico – poi, dopo aver passato un anno in Messico a dipingere, torna a New York e inizia a lavorare per la rivista Vogue, dove Alexander Liberman è l’allora direttore artistico. Liberman incoraggia Penn a realizzare la sua prima fotografia a colori, uno still life che diventa la copertina di Vogue del 1 ottobre 1943, segnando l’inizio di una proficua collaborazione con la rivista che durerà fino alla scomparsa del fotografo nel 2009. Oltre al lavoro nell’editoria e nella moda per Vogue, Penn lavora per altre riviste e per numerosi clienti negli Stati Uniti e all’estero. Le fotografie di Penn fanno parte delle collezioni di alcuni fra i più grandi musei degli Stati Uniti e del mondo, come il Metropolitan Museum of Art di New York, il Moderna Museet di Stoccolma, la National Gallery of Art a Washington, lo Smithsonian American Art Museum a Washington, il J. Paul Getty Museum a Los Angeles e il Museum of Modern Art a New York. Quest’ultimo gli rende omaggio nel 1984 con una retrospettiva ospitata poi in altri dodici paesi. Nel 2014, Palazzo Grassi gli ha dedicato un’importante mostra personale, “Irving Penn, Resonance”.