Venezia scarlatta: Lotto Savoldo Cariani

GALLERIE NAZIONALI DI ARTE ANTICA DI ROMA - PALAZZO BARBERINI - dal 14/03/2017 al 11/06/2017

GALLERIE NAZIONALI DI ARTE ANTICA DI ROMA - PALAZZO BARBERINI

Via Delle Quattro Fontane 13 - 00184 Roma Italia
+39 064814591
info@barberinicorsini.org

Info box

Generi: arte antica

Autori: Lorenzo Lotto, Giovanni Gerolamo Savoldo, Giovanni Cariani

Curatori: Michele Di Monte

Sei i capolavori esposti, provenienti da importanti istituzioni museali nazionali e internazionali (New York – Metropolitan Museum, Parigi – Musée du Louvre, Madrid – Museo Nacional del Prado e Bergamo – Accademia Carrara), per celebrare “il senso del rosso” di Lorenzo Lotto, Giovanni Gerolamo Savoldo e Giovanni Cariani, in un percorso che mette in discussione la centralità della città lagunare sulla Venezia di terra.Le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano dal 15 marzo all’11 giugno 2017, nella sede di Palazzo Barberini, la mostra Venezia scarlatta: Lotto, Savoldo, Cariani, “nata attorno al nostro capolavoro di Lorenzo Lotto Matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria del 1524 e frutto di una serie di collaborazioni che le Gallerie hanno avviato con i più importanti musei internazionali per valorizzare le rispettive collezioni e promuoverne la conoscenza e lo studio”, come sottolinea il Direttore Flaminia Gennari Santori.

Sei i capolavori esposti, tutti scelti attorno al Matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria di Lotto delle Gallerie Nazionli, provenienti da New York (Metropolitan Museum of Art), Parigi (Musée du Louvre), Madrid (Museo Nacional del Prado) e Bergamo (Accademia Carrara), che restituiscono insieme, e tuttavia ognuno nella sua eccezionalità, “il senso del rosso” dei pittori veneti, utilizzato per tessere una fitta trama visiva e simbolica in cui si intrecciano valori civici, passioni religiose, affetti mondani, devozioni private, orgoglio professionale. Il rosso a Venezia è infatti materia eletta dell’arte: scienza segreta gelosamente custodita e tramandata da pittori, tintori, alchimisti e inventori.

I dipinti in mostra, magnifici “studi in rosso” di Lorenzo Lotto, Giovanni Gerolamo Savoldo e Giovanni Cariani, rimettono in questione il tema della centralità della città lagunare sulla Venezia di terra: la grande qualità della pittura di queste opere, caratterizzate da una pennellata cangiante con sfumature variabili e tonalità sensuali, rifocalizza il luogo comune circa i presunti rapporti di dipendenza o sudditanza tra periferia e centro, tra Terraferma e Dominante.
Generi tradizionalmente diversi, tra cui il ritratto, la storia biblica, il quadro devoto, la celebrazione biografica, sono accomunati da un lavoro di proiezione, riuso e migrazione dei motivi formali, compositivi e semantici dei grandi pittori veneziani, rielaborati in modo del tutto libero e autonomo da Cariani, Savoldo e Lotto.
La mostra è anche un’occasione importante per gli appassionati di Lorenzo Lotto: per la prima volta a Roma, infatti, sarà possibile ammirare le due versioni del Matrimonio mistico di Santa Caterina di Alessandria (quello proveniente dall’Accademia Carrara e quello conservato nel Museo) a confronto con il Ritratto di Marsilio Cassotti e Faustina Assonica, dipinto che il Museo Nacional del Prado presta solo in via del tutto eccezionale.

NOTE BIOGRAFICHE ARTISTI
Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 circa – Loreto, fine 1556 – inizio 1557)

Dopo i primi anni di formazione nella natia Venezia, Lotto iniziò una lunga serie di soggiorni in diverse città italiane: da Treviso a Roma, da Bergamo ad Ancona, tornando a Venezia in più occasioni e concludendo la parabola artistica e personale come oblato presso la Santa Casa di Loreto. Muovendo da una maniera giovanile vicina a Giovanni Bellini, lo stile dell’artista veneziano si arricchisce grazie alla capacità di cogliere e rielaborare gli stimoli più diversi, da Raffaello a Dürer. Ritrattista di grandissima qualità, Lotto si distinse anche per l’introduzione di elementi di novità all’interno di temi e iconografie tradizionali. Godette di grande successo nelle fasi iniziali della carriera, ma fu progressivamente messo in secondo piano: quasi dimenticato dalla critica successiva, la sua rivalutazione iniziò a fine Ottocento. Oggi è considerato a ragione uno dei più importanti artisti veneziani del Cinquecento.

In mostra sono presenti, oltre al Matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria delle Gallerie Nazionali di Arte Antica, il Matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria dell’Accademia Carrara di Bergamo, il Ritratto di Marsilio Cassotti e Faustina Assonica del Museo Nacional del Prado di Madrid e il Cristo portacroce del Musée du Louvre di Parigi.

Giovanni Busi detto il Cariani (Fruipiano al Brembo, 1485 circa – Venezia, 1547)

Nato in un paesino tra Bergamo e Crema, trascorse a Venezia la maggior parte della sua vita. Se ne allontanò solamente tra il 1517 e il 1524, per trasferirsi a Bergamo, dove ricevette importanti commissioni. Le opere di questo periodo sono vicine ai modi di Lorenzo Lotto, attivo in città in quegli stessi anni. Tornato a Venezia, il suo stile si sviluppò a stretto contatto con quello di Palma il Vecchio.

In mostra è presente il Ritratto di Giovanni Benedetto Caravaggi, conservato all’Accademia Carrara di Bergamo.

Giovanni Girolamo Savoldo (Brescia, 1480 circa –post 1548)

Nulla si conosce della produzione giovanile di Savoldo, e incerta è anche la data della morte: sappiamo tuttavia che fu attivo a Venezia a partire dal 1520. Savoldo seppe unire agli esempi lombardi della propria formazione (come Foppa e i leonardeschi) gli esiti contemporanei di Tiziano, Giorgione e Lotto. Le sue opere sono caratterizzate da forti contrasti luministici, da un’accentuata matericità delle superfici – come si evince anche dall’opera in mostra – e da una grande sensibilità nelle rese atmosferiche.

In mostra è presente il San Matteo e l’angelo dal Metropolitan Museum of Art di New York.

SCHEDE OPERE IN MOSTRA

2017_VeneziaScarlatta_1
Giovanni Busi, detto Cariani (Fuipiano al Brembo, 1485 circa – Venezia, 1547)
Ritratto di Giovanni Benedetto Caravaggi, 1520-1521
Olio su tela, cm 82 x 82

Bergamo, Accademia Carrara

Il Ritratto di Giovanni Benedetto Caravaggi realizzato dal Cariani è impostato sul modello compositivo del dipinto devozionale di ascendenza belliniana, con il drappo d’onore alle spalle della figura e il paesaggio a perdita d’occhio sullo sfondo. Visivamente importante è la luminosa e cangiante toga di raso rosso, che il modello indossa in qualità di dottore in medicina, come ricorda – con non troppa modestia – la vistosa iscrizione sulla destra. Caravaggi fu infatti lettore e rettore all’Università di Padova, oltre che medico eminente nella sua nativa Crema. A quanto pare, in realtà, fu pure coinvolto in un traffico d’armi tra Milano e Venezia, ma per fortuna i ritratti non devono rivelare i segreti degli uomini… per quello ci sono gli archivi.

2017_VeneziaScarlatta_2
Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 circa – Loreto, fine 1556 – inizio 1557)
Matrimonio mistico di Santa Caterina di Alessandria, 1523
Olio su tela, cm 189,3 x 134,3
Bergamo, Accademia Carrara
Per il proprio facoltoso padrone di casa a Bergamo, Niccolò Bonghi, Lotto trasforma una pala d’altare in un dipinto domestico di devozione privata. L’allegorico evento sacro ha luogo direttamente in casa del committente, che diventa così il testimone del matrimonio mistico di Santa Caterina. E se i personaggi sfoggiano gli abiti sgargianti della domenica, Bonghi ostenta per l’occasione i suoi preziosi tappeti, di cui Lotto ci consente persino di vedere il rovescio, nell’angolo a sinistra. La firma del pittore resta invece, più umilmente, all’ombra e ai piedi della Vergine.

2017_VeneziaScarlatta_3
Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556/1557)

Ritratto di Marsilio Cassotti e Faustina Assonica, 1523

Olio su tela, cm 71×84

Madrid, Museo Nacional del Prado

In occasione del matrimonio di Marsilio Cassotti, Lotto reinventa il genere del ritratto di coppia matrimoniale, allora pressoché inedito in Italia, e lo rilegge, fin nei dettagli, in termini insieme realistici e metaforici, e forse non senza una sfumatura di ironia. Gli sposi si sottomettono al giogo nuziale, che sarà pure “soave”, come quello di cui parla San Matteo (11, 30), ma forse non esattamente per entrambi, almeno a giudicare dallo sguardo non proprio innocente di Cupido, e dalle sottili differenze che distinguono l’habitus dell’uomo in nero da quello della signora in rosso. Come Jan van Eyck prima di lui, Lotto è convocato a fare da testimone di nozze, ma soprattutto da testimone oculare.

2017_VeneziaScarlatta_4
Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556/1557)

Matrimonio mistico di Santa Caterina di Alessandria, 1524

Olio su tela, cm 98×115

Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica

L’opera era in origine complementare al doppio ritratto dei coniugi Cassotti (dipinto in mostra e conservato al Prado), che in realtà Lotto congegna come un doppio dipinto, duplicando quel che nella tela della Carrara aveva riunito in un unico spazio. Questo è dunque una sorta di speculum perfectionis, in cui si riflette il modello perfetto dei novelli sposi. La Vergine li istruisce sulle due vie per giungere a Cristo, quella della scrittura, patrocinata da Gerolamo, e quella, non senza spine, della passionale carità, incarnata da Caterina. Per questo la veste di Maria su cui siede Cristo è di un impareggiabile e purissimo rosso di grana o, come avrebbero detto i fiorentini del tempo, uno “scarlatto di colpo”.

2017_VeneziaScarlatta_5
Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556/1557)

Cristo portacroce, 1526

Olio su tela, cm 66 x 60

Parigi, Musée du Louvre

Assai più pesante è il giogo portato da Cristo, ma assai più cruciale è qui il ruolo del testimone oculare. Gesù è caduto sulla via del Golgota, la croce è scivolata in avanti e già gli aguzzini lo spingono e lo strattonano per affrettarsi al Calvario. Qualcuno, per non perdere tempo, chiama un Cireneo e lo costringe ad addossarsi la croce. Ed è questo momento che Lotto ha ritagliato, con un’inquadratura tanto ravvicinata che ci sembra di essere quasi toccati dalla veste rossa del Re, dalla veste rossa della passione. Noi siamo ora il Cireneo. Che decidiamo di fare? Quanto a Lotto, egli ha già messo il suo nome sulla croce, sottosopra, secondo il punto di vista di Cristo, “crocifisso a testa in giù” come San Pietro.

2017_VeneziaScarlatta_6
Giovanni Gerolamo Savoldo (Brescia, 1480 circa – post 1548).

San Matteo e l’angelo, 1534 ca.

Olio su tela, cm. 93,4 x 124,5

New York, Metropolitan Museum of Art

Savoldo in questo dipinto riprende e trasforma il motivo tradizionale del San Matteo e l’angelo così da conferire al soggetto un’inedita immediatezza, quasi ritrattistica. Ma il vero protagonista del quadro è il baluginante velluto rosso della tunica di Matteo, che rischiara il silenzioso dialogo notturno tra l’angelo e l’evangelista, richiama visivamente nella foggia e nel colore la veste di Cristo e fa luce sul tema della carità e dell’accoglienza, evocato pure nelle misteriose scene dello sfondo. Non è forse proprio nel Vangelo di Matteo (10, 5-42) che Cristo rivela agli apostoli la loro missione e pronuncia le parole famose: “Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”?