Eschilo hard-rock. In scena a Roma

6 novembre 2014


Non c’è niente di più vivo e vitale, moderno e attuale del teatro classico. Non ne siete convinti? La dimostrazione arriva su Sky Arte HD grazie ad una delle prime assolute presentate in queste settimane nella cornice del Romaeuropa Festival, la più importante rassegna italiana dedicata alla sperimentazione nel campo delle arti performative. Con una versione rivoluzionaria e decisamente rock della saga dell’Orestea di Eschilo. Testo fresco di… duemilacinquecento anni!

Siamo ovviamente in Grecia, al termine della guerra di Troia. Agamennone, re di Argo, si aspetta dal ritorno in patria l’accoglienza riservata a un eroe: troverà invece la morte per mano della moglie Clitemnestra e dell’amante di lei, Egisto, in una spirale di sangue che coinvolgerà in breve anche l’erede al trono, il principe Oreste. Dilaniato dal dramma di una giustizia imperfetta, che lo assolve per aver vendicato il padre ma lo condanna perché, nel farlo, si è macchiato dell’omicidio della madre.

Interrogativi senza tempo quelli posti dal testo originale, assunti da Gianni Ricci e Stefano Forte in un punto di partenza per entrare nelle irrisolte contraddizioni dell’età contemporanea. Attraverso un processo mimetico che prende in prestito gli enigmatici e inquietanti ambienti fotografati da Gregory Crewdson e quelli dipinti da Edward Hopper, riletti in forma di quinte scenografiche per coreografie di straordinaria intensità espressiva.

Molteplici i riferimenti che si incrociano nel procedere di Darling, spettacolo dalla carica davvero inarrestabile. Con la lettura del Novecento suggerita da Hannah Arendt a farsi presupposto concettuale fondamentale per capire la società di oggi, tra un omaggio ad Antonin Artaud e una folle cavalcata hard-rock firmata Led Zeppelin: in un meltin’ pot culturale che vive nella stratificazione tra l’alto e il basso, tra il teatro di tradizione e il linguaggio del reality show.

La curiosità – Un drammaturgo con la spada: da secoli il mondo celebra in Eschilo una tra le figure più importanti del teatro. I suoi contemporanei preferirono ricordarlo come soldato: nel suo epitaffio, giunto fino a noi, è infatti citato il coraggio dimostrato sul campo di battaglia a Maratona più che le sue abilità come scrittore.


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