A Boston va in scena il colpo del secolo

5 Febbraio 2013


Uno dei circa trenta Vermeer attribuiti con certezza alla mano del maestro fiammingo? Qui c’è. L’unica marina mai dipinta da Rembrandt? Qui c’è. Una collezione di carboncini di Degas? Qui c’è. Un Manet? Non scherziamo: qui c’è. Più che rare le opere conservate all’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston, collezione di assoluta ricchezza. Provate a fare il nome di un grande artista, dal Rinascimento all’Impressionismo: qui c’è. O meglio: c’era.

L’arte del furto, la serie che indaga i più sensazionali colpi a danno di musei e gallerie, fa tappa a Boston. È la Notte di San Patrizio del 1990, momento magico per la radicata comunità irlandese che abita la città: alle porte del museo si presentano due poliziotti. Chiedono ai guardiani di poter accedere ai giardini: un controllo supplementare, considerato il via vai di gente per le strade e i fiumi di birra che scorrono senza freni. Vengono lasciati entrare. Pessima idea.

Nascosti dal rassicurante brillare del distintivo, ecco apparire i ladri: azione fulminea per rendere inoffensivi i guardiani e poi tutta la notte a disposizione per prelevare ciò che vogliono. Quasi non si trattasse di un museo, ma di un supermercato. Scelte chirurgiche, che non guardano tanto al valore che le opere hanno sul mercato nero – si tratta comunque di pezzi inestimabili – ma soprattutto alle dimensioni: opere piccole, agevoli da trafugare e nascondere.

Il bottino vale centinaia di milioni di dollari: e fa del colpo di Boston il furto di opere d’arte ad oggi più clamoroso e ingente della storia americana. Si scatena un’inchiesta vorticosa, sulla quale si affacciano servizi segreti britannici, indipendentisti dell’IRA, agenti dell’FBI e sedicenti truffatori; una faccenda intricatissima e affascinante, avvolta da indicibili misteri. Un vero e proprio thriller … a regola d’arte.