A Saint Tropez, tra pupe e playboy

18 Luglio 2013


Da quelle parti non c’era nemmeno stato. Ma l’aura di fascino e magia, il sogno di sublime spensieratezza replicato sulle pagine dei rotocalchi era tale da costruire negli occhi e nell’immaginario comune un’idea nitida, chiarissima e spettacolare. Un tangibile miraggio di felicità. Reso immortale dalla penna e dalla chitarra di tale Giuseppe Faiella, per molti il Buddy Holly italiano.

Non poteva non cominciare da un’intervista a Peppino Di Capri l’ultimo appuntamento con Le mitiche estati degli Anni ’60, la serie che ha riportato il calendario indietro nel tempo, fotografando le spiagge e le atmosfere simbolo di un’epoca frizzante ed entusiasmante. Siamo nel 1962: le radio e i juke-box esplodono sotto il ritmo di St. Tropex twist . Un inno generazionale, che contribuisce ad alimentare il mito di una località da sogno.

Paesaggi straordinari, acque cristalline: già un pittore del calibro di Matisse si era accorto dello splendore di Saint Tropez, eleggendo l’allora placida località della Costa Azzurra a magnifico studio a cielo aperto. Poi arriva la stagione del turismo più glamour, arrivano i vip e gli yacht, le bellissime del cinema e gli inguaribili playboy. È l’epoca della conturbante Sylvie Vartan e del tenebroso Johnny Hallyday. Ma è, soprattutto, l’epoca di BB.

Brigitte Bardot prende casa a Saint Tropez nel 1958, acquistando quello che ai più sembra poco più che un rudere affacciato sul mare. Con il progressivo e fulmineo successo della sua carriera di attrice La Madrague  diventa vera e propria meta di pellegrinaggio per i fan di tutto il mondo; castello incantato che scatena i paparazzi e fa sognare gli amanti del gossip, icona di un periodo sbarazzino ed esagerato.

La curiosità – Vegetariana fin dai primi Anni Sessanta, in prima fila nelle campagne animaliste: Brigitte Bardot si svincola da sempre dall’immagine della star capricciosa e indifferente a ciò che la circonda. Ha fondato nel 1986la Fondazione che porta il suo nome e che si occupa di diritti degli animali: un impegno che, all’epoca, finanziò con i tre milioni di franchi raccolti mettendo all’asta gioielli ed effetti personali.