A tutto blues con Eric Clapton

23 aprile 2013


Non calcano lo stesso palco da quarant’anni. Ma l’occasione è davvero imperdibile: da un lato c’è il settantesimo compleanno di John Mayall, eclettico bluesman inglese arrivato al traguardo in piena forma e con immutata voglia di suonare e stupire. Dall’altro c’è il grande cuore di un gruppo straordinario di musicisti, che si mette in gioco con l’ammirevole scopo di sostenere la causa dell’UNICEF. Una felice coincidenza che porta, di nuovo insieme, Mayall ed Eric Clapton.

Liverpool, luglio 2003. A scaldare la scena i leggendari Bluesbreakers, combo rock-blues fondato dallo stesso Mayall nei primi Anni Sessanta; una costante fucina di talenti, vera e propria palestra dove imparare suonando. E nella quale si sono succeduti, con il passare del tempo, il Rolling Stones Mick Taylor e Peter Green dei futuri Fleetwod Mac; ma soprattutto Eric Clapton, colui che Chuck Berry ha definito “l’uomo del blues”. Un’investitura che non ammette repliche.

Un concerto eccezionale quello di Liverpool, che vede alternarsi sul palco amici vecchi e nuovi del blues, per una scaletta da brivido. Sfilano uno dopo l’altro pezzi che hanno fatto la storia della musica: “Hoochie Coochie Man” di Willie Dixon, eletta nella versione cantata da Muddy Waters tra le cinquecento migliori canzoni di sempre secondo la rivista “Rolling Stone”; e poi la mitica “Oh, Pretty Woman” di Roy Orbison, tema del celebre film con Julia Roberts e Richard Gere.

Intenso il duetto tra Clapton e Mayall in “I’m tore down”, trascinanti i ritmi quasi caraibici in “All Your Love” di Otis Rush; strepitosa la cavalcata strumentale nella “Hide Away” di Freddie King, esaltata dalle chitarre di un incontenibile Mick Taylor. Un ritmo serrato, un’atmosfera frizzante e coinvolgente per un appuntamento che celebra uno dei grandi del blues. E con lui il carattere unico di un genere che ha saputo cambiare per sempre la storia della musica.