Abbado a Salisburgo. Con Mozart e Schubert

15 Agosto 2013


L’alfa e l’omega, i primi passi di una carriera fulminante e l’ultimo passaggio di un’altra straordinaria parabola creativa. Due caratteri tra loro distanti, altrettanti modi di intendere la musica, ricondotti a unità da un carattere distintivo comune: il genio. Per il suo grande ritorno al Festival di Salisburgo, Claudio Abbado sceglie il primo Mozart e lo Schubert maturo. Risultato? Quindici minuti di applausi al termine di un concerto entrato nella leggenda.

Estate 2012: a dieci anni di distanza dall’ultima volta la bacchetta italiana torna sul podio di una tra le più prestigiose rassegne musicali d’Europa. Lo fa accompagnando l’Orchestra Mozart dell’Accademia Filarmonica di Bologna, formazione composta da giovani e promettenti solisti; sostenuta nella sua esibizione dalla straordinaria qualità dell’Arnold Schoenberg Choir di Vienna, quest’ultimo diretto da Erwin Ortner.

La serata si apre con la Messa in Do minore K139 , scritta da un Mozart appena dodicenne per festeggiare la consacrazione della chiesa dell’orfanotrofio di Vienna. Una pagina che dimostra l’estro brillante del più grande compositore di sempre, tra fraseggi arditi e passaggi maestosi, con i fiati a sostenere al meglio le parti più intense di una melodia irresistibile, incalzante, incredibilmente fresca e attuale.

Presenza determinante, quella del coro, nell’esecuzione della successiva Messa in Mi bemolle maggiore D 950  di Franz Schubert: uno tra i suoi ultimi autografi, completato solo pochi mesi prima della morte. Un excursus nella musica sacra, assunta però a territorio dove condurre la propria ricerca al sublime: liberata delle connotazioni liturgiche, esplode in tutta la sua ammaliante capacità seduttiva.

La curiosità – Nel corso della sua parabola come compositore Mozart scrisse undici messe – due delle quali rimaste incompiute. Si tratta del celebre Requiem , ma anche della Grande Messa  iniziata nel 1781 come voto per la guarigione della moglie Costanze Weber.