Agamennone nel confessionale

16 maggio 2013


C’è un Agamennone reso folle dalla brama di potere, drammaticamente cieco come Ubu, quando si tratta di leggere ciò che lo circonda; c’è un Oreste tormentato, distrutto nello spirito, infelice come Amleto. C’è un Egisto formato playboy, una Clitemnestra lasciva e un’Ifigenia ingenua, degna di una favola di Perrault. C’è il modo tradizionale di guardare alla grane tradizione del teatro greco. E poi c’è il modo fresco, coinvolgente e moderno di Igor Esposito.

Il suo “Radio Argo”, insignito del Premio Nazionale della Critica nel 2011, è frizzante e dolente attualizzazione del mito della Casa di Atreo: i personaggi dell’epica classica sono attonite e terribili macchiette di un presente su cui aleggia l’ossessiva e inquietante presenza del Grande Fratello. Una visione allucinata, insieme cinica e ironica, esaltata dall’interpretazione di uno tra migliori attori italiani contemporanei.

Peppino Mazzotta sceglie di vestire gli scomodi panni di Agamennone e dare vita al suo Atto Unico: un breve monologo, un sketch tagliente, nuovo episodio della serie con cui Sky Arte HD accende le luci della ribalta sul mondo del teatro di ricerca. Incontrando autori e interpreti di oggi, riportando l’attenzione sulla figura dell’attore. Che si presenta sul palco solo, regista di se stesso, a dare voce alla parte che meglio rappresenta il suo percorso artistico.

Noto al grande pubblico nel ruolo dell’ispettore Fazio, inseparabile compagno di avventure del commissario Montalbano nella fiction tratta dai romanzi di Andrea Camilleri, Mazzotta vanta una lunga militanza nel mondo del teatro e una fortunata carriera cinematografica. È apparso sul grande schermo nel monumentale “Noi credevamo”, film in costume con cui Mario Martone evoca l’epopea risorgimentale.

La curiosità – Straordinaria la fortuna che la figura di Agamennone ha avuto nella storia del teatro, come protagonista dell’omonima tragedia scritta oltre duemila anni fa da Eschilo. Un testo che, in Italia, rivive nella personalissima e originale traduzione che ne fece Pier Paolo Pasolini. Ma Agamennone è sbarcato anche al cinema: nel 1966 per la regia di Mario Ferrero, due anni più tardi interpretato da Giorgio Albertazzi.