Al MAXXI l’arte si ascolta

5 Dicembre 2014


In molti, perdendosi tra le sue sale o anche solo presentandosi al cospetto delle sue linee ardite, lo considerano esso stesso un’opera d’arte. E non a torto. Vince il rigore e le necessità della propria funzione il MAXXI, spettacolare museo d’arte contemporanea di Roma disegnato da chi come Zaha Hadid frequenta non solo l’architettura, ma anche il design e l’arte visuale. Una sensibilità, la sua, che emerge in modo quanto mai articolato grazie a un nuovo progetto sponsorizzato da ENEL.

A parlare non sono opere tradizionali, allora. Ma il MAXXI stesso. Che affida la propria voce a dieci installazioni sonore firmate da alcuni tra i più importanti interpreti di questo particolare linguaggio dell’arte: la struttura si riscopre così dinamica, attiva, pulsante, vibrante; in un dialogo finalmente non solo evocato, ma reale, con la città. Da qui il titolo della mostra, curata dal direttore artistico dell’istituzione romana, Hou Hanru: Open Museum Open City .

Le telecamere di Sky Arte HD entrano al MAXXI per catturare le sensazioni e le emozioni che gli artisti hanno colto nelle loro affascinanti immersioni urbane, restituendo il fascino eterno di Roma secondo nuove imprevedibili direttrici. Con Justin Bennet e Haroon Mizra alle prese con un’azione di autentico field recording , che li vede registrare i rumori della città e manipolarli, assemblarli in una sorta di sinfonia metropolitana; con Jean-Baptiste Ganne a giocare sulle distrofie della comunicazione, usando il – per noi – incomprensibile alfabeto Morse come output luminoso.

Il matrimonio tra suono e immagine vive in modo particolarmente fortunato nella correlazione tra musica e luce. Come ci insegna la magnifica installazione che Philippe Rahm dedica al grande compositore francese: spezzando un suo brano nota per nota, associando ad ogni frammento a un flash di durata e colore diverso. Tendendo allora all’opera d’arte totale, che coinvolge a livello sensuale, creando sublimi magie.

La curiosità – Difficile dire quale sia stata la prima installazione sonora della storia dell’arte, certo è il ruolo pioneristico che in questo campo ebbe il Futurismo. Risale al 1913 l’Intonarumori  di Luigi Russolo, macchina che provava a riprodurre attraverso un curioso assemblaggio di strumenti musicali i suoni propri del traffico urbano.