Alberto Giacometti. Scultore del tempo

25 novembre 2014


Si è gettato con ardore e passione nello studio delle arcaiche e misteriose civiltà del Mediterraneo, lasciandosi sedurre dagli sguardi orientaleggianti e sensuali degli Etruschi, e poi dalla dura potente fisicità degli idoli minoici e micenei, da quei muscoli e fasci di nervi stilizzati – fino a rasentare l’astrazione più sublime – nella pietra. E si è poi spinto a sondare le culture altre, splendido archeologo ed etnografo prestato all’arte. O viceversa?

Non una mostra come le altre quella che il MAN di Nuoro dedica in queste settimane alla figura di Alberto Giacometti, senza ombra di dubbio uno tra gli scultori più importanti del Novecento, e che Sky Arte HD documenta attraverso una nuova puntata di Grandi Mostre. Perché, forse per la prima volta in modo visivamente tanto efficace, si sceglie di scavare alle radici del lavoro dell’artista svizzero. Seguendo un filo che, a ritroso, ci porta fino all’origine della figurazione.

Arrivano da musei archeologici di Bologna e della vicina Cagliari, dalle collezioni di Palazzo Farnese a Piacenza e da quelle conservate nella romana Villa Giulia: sono le decine di pezzi si statuaria antica posti in confronto diretto con i capolavori di Giacometti prestati da istituzioni del calibro della Kunsthaus di Zurigo e della Guggenheim Collection di Venezia. Per un viaggio che scorre in parallelo, vincendo lo scorrere del tempo.

Veste i panni dell’archeologo, Giacometti; e quelli dell’etnografo militante quando si lascia vincere – come Picasso, del resto: e Gauguin prima di loro – dalla magia dell’arte che arriva in Europa da altri continenti. Con le filiformi sculture africane di tradizione Oko e Igala a ispirare una rarefazione della forma che tende all’assoluto, e si rispecchia di contro – quasi un omaggio al genius loci  – nel vigore plastico degli idoli nuragici.

La curiosità – È stato scovato in Thailandia, dove si è rifugiato, dal settimanale tedesco Der Spiegel , che gli ha strappato nella primavera del 2013 un’intervista più che esclusiva. Robert Driessen, tra i più grandi falsari viventi, ha raccontato delle sua straordinaria abilità nel replica di sculture di Giacometti: una dote capace di fruttare negli ultimi trent’anni, a lui e ai suoi complici, una cifra stimata in otto milioni di euro.


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