Alessandro Gassman, dal teatro al cinema impegnato

10 Settembre 2015

torn strappati alessandro gassman © fabiolovino

Se i media di tutto il mondo sono – finalmente – concentrati sulla sorte del popolo siriano, a molti sfugge forse che la guerra civile nel Paese mediorientale si protrae ormai dal 2011. Quattro lunghi anni, nel corso dei quali si stimano circa 280mila vittime e la presenza di 4 milioni di persone che hanno oltrepassato la frontiera della Siria, per finire spesso concentrati in campi profughi nelle nazioni vicine. A dispetto delle cronache sui giornali, i siriani che riescono a raggiungere l’Europa in cerca di asilo sono davvero pochissimi: appena il 2% di loro riesce a intraprendere la lunga e difficoltosa strada verso un futuro migliore, mentre la stragrande maggioranza si trova a sopravvivere in quei non-luoghi che sono i campi di accoglienza.

Come fanno, a non impazzire? Come riescono a vivere giorno dopo giorno, privati non soltanto della casa e delle proprie origini ma anche di una prospettiva futura? Sono alcune delle domande che evidentemente si è posto anche Alessandro Gassman, che ha visitato il campo profughi di Zaatari, in Giordania, e a Beirut.
Da questo viaggio – anche introspettivo, per ammissione dello stesso attore – nasce il film Torn – Strappati. Proiettato proprio lo scorso 9 settembre come parte del programma de Il Cinema del Giardino, nuova iniziativa della Mostra del Cinema di Venezia, Sky Arte HD offre ai propri spettatori la possibilità di ri-vedere l’importante lungometraggio la sera di venerdì 11, in una prima visione esclusiva.

Insieme ad Alessandro Gassman, conosceremo tra gli altri Mohammad, Nour, Alaa, Rasha: saranno loro, i rifugiati che rifiutano la caritatevole definizione di “vittime”, a testimoniare la tenacia di tutto il popolo siriano.
Ciascuno di loro è infatti impegnato a dare il proprio contributo allo sforzo collettivo di preservare identità e radici nazionali, innanzitutto attraverso l’espressione artistica. A musicisti, drammaturghi, poeti, pittori e registi siriani spetta in questo drammatico frangente un compito di primario importanza: mantenere idealmente unito, attraverso il richiamo alla comune matrice culturale, un popolo che la guerra minaccia letteralmente di polverizzare.