Alla scoperta dei Dogon

28 Agosto 2013


Tra le scoscese pareti del cliff di Bandiagara, imponente falesia che si eleva dalle sabbie che separano Mali e Burkina Faso, riparo secolare della misteriosa popolazione dei Dogon. Sfuggita alle razzie degli schiavisti europei che imperversavano lungo la costa, rintanata in spettacolari villaggi protetti dalla roccia. Scrigno prezioso che ha conservato tradizioni, culture e credenze altrimenti destinati a scomparire.

Missione avventurosa per Griff Rhys Jones, che ci accompagna alla scoperta de I tesori nascosti dell’Africa, reportage che documenta lo stile e i capolavori di una tra le popolazioni più affascinanti del continente nero. Capace di sviluppare, nonostante il proprio isolamento, un linguaggio artistico raffinatissimo, con la scultura elevata a medium privilegiato per la trasmissione di antiche leggende, fantasiose cosmogonie e per la celebrazione del mito degli antenati.

Un’aura di imperscrutabile misticismo abbraccia le toguna , capanne sacre sorrette da pali cesellati con un’arte di calligrafica precisione; ombre inquiete circondano le dege , statue votive in metallo, battute con l’intento di placare lo spirito dei morti che, di notte, terrorizzano i viandanti. Racconti ancestrali, divinità crudeli e implacabili, riti anche cruenti: una cultura di raro fascino, che si tramanda di generazione in generazione.

Francia: la casa d’aste Sotheby’s batte una scultura africana alla cifra record di sette milioni di euro. Gran Bretagna: Griff incontra Andrew Cherniavsky, importantissimo collezionista d’arte tribale. L’interesse dell’occidente per le opere di origine africana è crescente, e finisce per alimentare anche il mercato dei falsi. Dal Mali ci si sposta allora in Ghana, nei laboratori dove vengono creati per il mercato europeo pezzi in puro stile Dogon.

La curiosità – Centro di fama internazionale per lo studio dell’arte africana è il Musée du Quai Branly di Parigi, che ospita una ricca collezione di manufatti prodotti dalle popolazioni tribali in ogni angolo del mondo. Fino al 22 settembre è allestita la mostra che celebra, con oltre duecento pezzi, l’attività di Charles Ratton, pioniere degli studi sulla cosiddetta “arte primitiva”