Alle radici del teatro

24 Febbraio 2014


Il dimmer abbassa le luci in sala, ed è come se portasse con sé verso il buio anche le voci che ronzano sulla platea. Gli ultimi fruscii di chi prende posto – i soliti ritardatari – sulle poltroncine, qualche colpo di tosse e infine il silenzio. Un attimo espanso all’infinito e poi la corda scorre sulla carrucola, il sipario rivela il boccascena e prende vita il magico incanto del teatro. Raccontato su Sky Arte HD in modo mai così originale.

Cinque puntate, altrettanti spettacoli del cartellone di uno tra i teatri più importanti d’Italia e d’Europa. A offrire generoso i propri segreti è il Piccolo di Milano, fantastica creatura voluta da Paolo Grassi e Giorgio Strehler, centro sperimentale dove prendono vita tecniche e linguaggi di pura innovazione. Per la prima volta le telecamere di Sky Arte violano la segretezza del backstage, mostrando con minuzia i preparativi che preludono alla messa in scena.

Da un lato il lavoro degli attori, l’analisi su un testo che viene letto e riletto, smontato e riassemblato, interpretato in modo sempre nuovo; dall’altro quello dei tecnici, dei macchinisti e dei light designer, degli scenografi e costumisti. E in mezzo la figura del regista, che cuce e scuce, tesse la trama con l’ordito; esaltando le peculiarità di ogni protagonista, creando le condizioni perché tutto, al momento del buio in sala, sia perfetta rappresentazione del suo ideale artistico.

Si parte con uno spettacolo che è manifesto del teatro occidentale: in Arlecchino servitore di due padroni  ci tuffiamo insieme all’istrionico Ferruccio Soleri in un percorso che nasce con la Commedia dell’Arte e parla, grazie alla sublime fantasia di Carlo Goldoni, di una realtà mai così attuale. Vizi e virtù senza tempo quelli incarnati da una delle maschere più fortunate di sempre, specchio nel quale osservare e riconoscere, con un sorriso sarcastico, noi stessi.

La curiosità – Nasce in area tedesca come demone, protagonista delle danze macabre di tradizione medievale; si trasforma nel corso dei secoli in figura grottesca, legata a oscure ritualità delle civiltà agricole. Ma è solo nel secondo Cinquecento che diventa, nell’Italia settentrionale, il personaggio che oggi conosciamo: lunga e avventurosa la storia di Arlecchino. Trasformato in via definitiva dal bergamasco Alberto Naselli, avventuroso attore e saltimbanco attivo nel XVI secolo nelle piazze di Spagna e Francia.