Alle radici della scrittura moderna

22 Aprile 2013


La sua penna è stata un aratro, che ha tracciato un solco inconfondibile nel campo della letteratura. Una linea di confine, profonda e definitiva, tra Ottocento e Novecento; tra modernità e tradizione. Il linguaggio del romanzo non è più stato lo stesso dopo la straordinaria apparizione di Marcel Proust, autore del monumentale ciclo della Recherche : opera d’arte totale, raffinato castello filosofico nel quale perdersi piacevolmente. Allo scopo di ritrovarsi.

L’eccezionale portata di Proust, tra i maggiori intellettuali dell’epoca moderna, è al centro dell’ultimo incontro con le Palladium Lectures, lezioni a teatro condotte da Alessandro Baricco. Lo scrittore, da vent’anni animatore della celebre Scuola Holden, sale sul palco del Teatro Palladium in occasione del Romaeuropa Festival: spettacolarizza temi profondissimi grazie alla propria inarrivabile capacità di intrattenitore, arrivando così al cuore del pubblico più ampio possibile.

“Proust fa solo un gesto, con un bisturi taglia. E qui sta la capacità tecnica: scrivere significa mettere insieme il mondo dopo che lo hai fatto a pezzi” . Così Baricco introduce il senso di Proust per la scrittura; questa la visione che anima un lavoro capitale per la storia del Novecento, ambizioso tentativo di arrivare a definire il tempo nella sua dimensione originale e dunque più alta e genuina. Esaminando le sue diverse componenti: a partire dalla memoria.

L’introspezione e la lettura cosciente del proprio vissuto sono i tratti distintivi più affascinanti del lavoro di Proust; una volontà analitica resa attraverso stratagemmi narrativi di splendida genialità: ai piccoli trucchi del mestiere fa riferimento Baricco, abile nel leggere tra le righe e svelare i piccoli grandi segreti dialettici di un maestro della scrittura. Senza dimenticare intriganti paralleli e contrapposizioni: come quella che vede protagonista un irriverente Cèline.