Alta moda. L’incubo dietro al sogno

23 maggio 2013


Le luci della passerella e i flash dei fotografi, le copertine patinate delle maggiori e più esclusive riviste al mondo sono solo la punta dell’iceberg. Sotto la superficie dell’acqua, oltre l’esposizione mediatica e la fama internazionale, l’universo della moda nasconde drammatiche realtà e terribili illusioni. Raccolte nell’esclusivo Girl model, film denuncia firmato da Ashley Sabin e David Redmon, premiato come miglior documentario del 2011 al Festival del Cinema di Roma.

Nasce come un sogno, finisce per essere un incubo quello di Nadya, teen-ager russa che ambisce a entrare nello sfavillante mondo glamour delle sfilate. Ha appena tredici anni quando lascia il proprio paese, perso nelle lande desolate della Siberia, per accettare il contratto di un’agenzia di moda giapponese: fortissimo lo shock nel passaggio tra una placida dimensione rurale e le luci frenetiche di una città come Tokyo. Ancora più brutale lo scontro con la dura realtà.

Dietro al miraggio della moda si cela un sistema di sfruttamento e prevaricazione, costruito sull’assenza dei più elementari diritti: agenti senza scrupoli, cinici e calcolatori, dispongono della vita di ragazze giovanissime, abbandonate a se stesse. Lontano da casa, immerse in un ambiente terribile, senza amici; sottoposte a regimi di alimentazione e stress fisici impressionanti per poter preservare uno stato di forma spesso esagerato nella sua aspirazione alla più totale magrezza.

La storia di Nadya, raccontata senza censure, è quella di centinaia di ragazze come lei. Irretite dall’esempio delle top model, destinate invece a diventare ingranaggio di un sistema che non a torto viene – nei casi più eclatanti – paragonato alla schiavitù. L’happy ending non è sufficiente a sanare le cicatrici che Nadya e le sue compagne di sventura portano dentro, vittime innocenti degli squali dell’alta moda.

La curiosità – A pesare sul mondo della moda è, in primis, l’irrisolta questione legata all’anoressia: recenti le moratorie a cui hanno aderito diversi grandi marchi del fashion per imporre il ricorso a modelle che non abbiano disturbi dell’alimentazione. A sostegno di queste campagne arriva, nel 2007, la provocazione di Oliviero Toscani: Milano, capitale italiana della moda, viene tappezzata con i manifesti choc che ritraggono Isabelle Caro, modella distrutta nel fisico dall’anoressia nervosa. Feroci le polemiche attorno ad un progetto che ha acceso in riflettori dell’opinione pubblica su un dramma spesso taciuto.