Anni Settanta. Nascono i blockbuster

21 Agosto 2013


Le leggi del cinema parlano chiaro. Dicesi blockbuster qualsiasi film che risponda ai gusti del pubblico più ampio possibile e riesca a sbancare i botteghini, incassando oltre 100milioni di dollari. Un’etichetta trasversale a generi e budget di produzione, che accomuna horror e commedie, sci-fi e cartoon; una tipologia di prodotto costruito con sapienza, nella felice convergenza con le più intelligenti strategie di marketing. Un modo di lavorare che nasce negli Anni Settanta.

Da L’esorcista  alla saga di Star Wars : l’epopea dei blockbuster è al centro di una nuova puntata di The Story of Film, opera totale con cui il regista canadese Mark Cousins racconta i segreti della settima arte, dai suoi primi vagiti fino alla rivoluzione del 3D. Spezzoni originali, retroscena, interviste ai protagonisti dei più importanti set di sempre: un lavoro certosino, realizzato passando in rassegna centinaia di pellicole; il frutto di cinque anni di indagini minuziose, reso in quindici ore di montato finale.

Si parte da Lo Squalo , il primo film a raggiungere – siamo nel 1975 – un incasso a cinque zeri; e si passa, seguendo le gesta di Steven Spielberg, attraverso Incontri ravvicinati del terzo tipo  e Jurassic Park . Pellicole leggendarie, scene e personaggi entrati nell’immaginario collettivo di intere generazioni; suggestioni in grado di lasciare un segno tangibile nel modo di approcciare la fabbrica dei sogni. In quel di Hollywood, naturalmente. Ma non solo.

Lo sguardo si posa anche su altre scuole, focalizzando orizzonti alternativi. Amitabh Bachchan, storica star del cinema indiano, rivela come fin dagli Anni Settanta Bollywood fosse piattaforma sperimentale tra le più interessanti al mondo; il coreografo di arti marziali Yuen Wo Ping trova i punti di connessione tra gli action movie orientali e quelli hollywoodiani, raccontando la sua esperienza sul set di The Matrix  e il rapporto con un giovanissimo Jackie Chan.

La curiosità – Furono tre gli animali meccanici costruiti per effettuare le riprese de Lo Squalo : uno inquadrato nelle riprese subacquee; gli altri due per quelle a pelo d’acqua, usati alternativamente a seconda delle necessità di inquadrare il lato destro o sinistro del “protagonista”. Un fianco di ogni squalo era infatti interamente scoperto, occupato dai meccanismi idraulici che ne permettevano il movimento.