Antony e Battiato. Filosofi del pop

16 Dicembre 2013


Uno è riflessivo, profondissimo, a tratti persino enigmatico nella sublime architettura di melodie e testi costruiti con cura minuziosa e amore quasi materno. L’altro è viscerale, intenso, interprete di un’arte che è trasporto allo stato più puro. Ragione e sentimento in forma di musica, incontro forse inatteso ma dai risultati di inarrivabile raffinatezza: Franco Battiato duetta con Antony Hegarty. E racconta a Sky Arte HD i termini di un sodalizio creativo di incredibile eleganza.

Non è la prima volta che il cantautore siciliano lavora con il collega britannico, da quindici anni protagonista assoluto dell’universo del rock d’autore. Risale al 2008 la prima collaborazione tra i due, ai tempi della registrazione di Fleurs 2  di Battiato: da allora non è infrequente trovare sullo stesso palco, insieme all’uno, anche Antony & The Johnson. Gruppo che rappresenta una tra le firme più autorevoli della scena underground.

È capitato all’Arena di Verona e, solo pochi mesi fa, al Mandela Forum di Firenze, con la magnifica complicità della Filarmonica Toscanini. Ora la magia si ripete su Sky Arte HD: dove vanno in scena brani tratti dai double live  che hanno avuto come protagonisti i due artisti, ma anche una lunga intervista che vede Battiato raccontare al suo pubblico i dettagli di un sodalizio semplicemente spettacolare.

La voce eterea e quasi lunare di Antony, dotata di un timbro unico e inimitabile, si stringe in un abbraccio fortissimo a quella a tratti dolente, a tratti imponente, del cantante italiano. Nascono incroci suadenti: come in Frankenstein , brano firmato da Hegarty e riarrangiato in una versione in italiano che nulla toglie – semmai aggiunge in termini di poesia – all’originale; e come nella fantastica As tears go by  . Pregiata cover del classico siglato Rolling Stones.

La curiosità – Arriva alla musica in un secondo momento, dopo essersi imposto nei club di New York con i suoi spettacoli di drag queen. Antony Hegarty è un’icona del movimento queer: il nome stesso della sua band è stato pensato come omaggio a Marsha P. Johnson, tra i più famosi travestiti della Grande Mela negli Anni Settanta. Figura di riferimento per le sue battaglie in favore dei diritti degli omosessuali.