Arte di protesta. Nelle Fiandre del Cinquecento

27 Marzo 2013


La funzione storica dell’artista? Raccontare la propria contemporaneità, se possibile anticiparla o addirittura influenzarla: leggendo prima degli altri le trasformazioni e le tensioni di una società in evoluzione; testimoniando, grazie al proprio sguardo laterale, la straordinaria e affascinante imprevedibilità dell’uomo. Questo il ruolo dell’artista oggi. Questo il ruolo che, svela Lech Majewski, ha avuto fin dal Cinquecento.

È un ritratto di stupefacente modernità quello che il regista polacco compone ne I colori della passione: non un semplice biopic, ma immagine sfaccettata e composita della personalità di Pieter Brueghel il Vecchio. Artista complesso e tormentato, a volte banalizzato a causa del suo amore per soggetti e atmosfere di struggente umiltà; una figura cui riconoscere, invece, il coraggio di una lettura non convenzionale del suo tempo. E delle grandi tragedie che hanno segnato la sua terra.

È il 1564 e le Fiandre, dilaniate dai conflitti religiosi tra cattolici e protestanti, sono devastate dall’esercito spagnolo: ne “La salita al Calvario” Brueghel compie la mirabile allegoria di un popolo, il suo, che porta la croce di indicibili sofferenze; il taglio di Majewski, tra precisa ricostruzione storica e appassionata contemplazione del potere visionario dell’arte, restituisce il tormento di un uomo incapace di chiudere gli occhi e accettare passivamente il fluire degli eventi.

A prestare il proprio volto al pittore fiammingo è uno straordinario Rutger Hauer: nuova prova con il pennello in mano per l’attore, già apprezzato in “Michelangelo – Il cuore e la pietra”, la straordinaria produzione che ha inaugurato l’avventura di Sky Arte HD. Ad accompagnarlo una intensa Charlotte Rampling, figura dall’aura quasi sacrale, presenza salvifica e rasserenante in un contesto viziato da brutale violenza.