Arte in trincea

5 Giugno 2014


Molti sono convinti che l’artista viva nell’empireo delle idee, lontano dai drammi e dalle tensioni della quotidianità. Assorto nella bellezza e da essa protetto, quasi ponesse un filtro tra sé e ciò che lo circonda. E invece l’arte è Storia con la esse maiuscola, è azione e partecipazione; con il creativo a rivendicare, attraverso il suo lavoro, il proprio posto nella società. A volte in veste di vate, altre di semplice testimone. Ma sempre e comunque al centro degli eventi.

In occasione delle rievocazioni per il centenario dallo scoppio del primo conflitto mondiale, Sky Arte HD dedica un’intera serata alla dicotomia tra arte e guerra, proponendo una serie di documentari che passano in rassegna il peso che le diverse correnti e movimenti, e i più disparati linguaggi espressivi, hanno avuto nel raccontare le tragedie che hanno segnato il Novecento. Nell’alternarsi tra militanza e rifiuto, interventismo e pacifismo.

Si parte da Il ’14-’18, sguardo che documenta la reazione della comunità artistica dell’epoca allo scoppio della Grande Guerra: passando dal polemico senso di distacco di Dada all’accorata partecipazione dei futuristi. La palla passa poi al maestro che più di ogni altro ha legato la propria fortuna alla narrazione dalle zone di guerra; eccoci inchiodati dal fuoco nazista sulle sabbie di Omaha Beach, eccoci tentare lo sbarco in Normandia insieme al grandioso Robert Capa (nella foto un suo scatto).

Restiamo in clima Seconda Guerra Mondiale con l’importante contributo di Hollywood e l’Olocausto, indagine che si muove tra Hitchcock e Spielberg per mettere in evidenza come l’industria del cinema ha saputo trattare la terribile pagina della Shoah. In chiusura di serata anche I fumetti vanno alla guerra: in principio fu Joe Sacco, con le sue strisce dedicate al conflitto arabo-israeliano, poi arrivarono l’Afghanistan di Ted Rall e il premiato Persepolis  di Marjane Satrapi. Nuovi linguaggi per avvicinare un pubblico sempre più ampio alla coscienza dei grandi fatti del nostro tempo.

La curiosità – Il più celebre fumetto storico del Novecento è senza dubbio Maus , con cui Art Spiegelman evoca gli spettri dell’Olocausto. Un’opera fondamentale, che vale al suo autore lo special prize assegnato dalla giuria del Premio Pulitzer.