Bentornato a casa, maestro!

11 Dicembre 2012


Quanto dista Los Angeles dallo Yorkshire? Migliaia di chilometri, naturalmente. Ma non solo. Anni luce se consideriamo l’atmosfera, l’anima del luogo, l’ambiente e i paesaggi: intensamente, irrimediabilmente e meravigliosamente diversi. Due habitat inconciliabili, eppure entrambi ugualmente allettanti per David Hockney, tra i più grandi artisti contemporanei. Che alla soglia dei settant’anni lascia il sole della California per tornare nelle brume della natia Inghilterra.

È un viaggio sia reale che ideale quello raccontato da Bruno Wollheim con A Bigger Picture; documentario discreto, raffinato, che entra nella vita di Hockney in punta di piedi, lasciando che il maestro sveli dettagli intimi del proprio carattere, di una vita costellata di successi ma non per questo libera dal dolore. Una storia lunga tre anni: le telecamere seguono le lunghe fasi del ritorno a casa di Hockney, episodio che apre il suo personalissimo libro dei ricordi.

Ma il documentario di Wollheim rappresenta anche una testimonianza unica del modus operandi di Hockney, tornato alla pittura dopo una lunga fase dedicata alla fotografia. L’intensa campagna inglese ispira in modo travolgente: l’auto su cui viaggia il maestro si ferma sovente sul ciglio della strada per rapidi schizzi ad acquarello, dettagli minuti che riportati in studio diventano tele dalla impressionante forza espressiva.

Davvero unico David Hockney, sempre un passo avanti agli altri. È lui, nei primi Anni Sessanta, a dettare lo stile di quella Pop Art inglese che sarà determinante per lo sviluppo, oltreoceano, della poetica dei vari Warhol, Johns e Rauschenberg; è lui, tra i primi, a rinnovare il gusto Dada per il collage fotografico, con intuizioni e soluzioni fortemente innovative. Ed è lui, una manciata di anni fa, a portare alla Royal Academy di Londra opere d’arte sviluppate con iPad.