Boltanski e Kratochvil. Testimoni dell’orrore

1 Ottobre 2013


Un cortocircuito della morale. L’etica, la pietà, il senso nobile e profondissimo della solidarietà finiscono obliati, triturati, cancellati dall’odio più terribile e accecante. E l’uomo si fa carceriere e carnefice, orribile protagonista di pagine che macchiano il libro della Storia con il marchio indelebile dell’ignominia. Sono testimoni preziosi dell’abominio i due ospiti di una nuova puntata di Vogue Masters, la serie creata da Sky Arte HD in sinergia con la redazione di Vogue.it  e il sostegno di Bulgari.

Interviste a viso aperto a vere e proprie icone del contemporaneo: artisti e registi, stilisti e intellettuali, figure di riferimento per il life-style. Creativi dotati di una eccezionale capacità di leggere il presente e interpretare il futuro, dettando le regole del gusto per il mondo di domani. Un mondo dal quale è imprescindibile eliminare l’incubo causato dai totalitarismi: con Vogue Masters va in scena una accorata rielaborazione del dolore più profondo conosciuto dalla nostra società.

È nato nei giorni più duri della Seconda Guerra Mondiale. Ha conosciuto il terrore e provato, sulla pelle di parenti e amici, gli effetti più devastanti della barbarie nazista. Christian Boltanski, per due volte ospite della Biennale di Venezia e di dOCUMENTA, ha da sempre scelto di impostare la propria arte sul tema della memoria, partendo dal ricordo della Shoah per fotografare la fragilità dell’uomo e la sua impotenza nei confronti del fluire della Storia.

Anche Antonin Kratochvil ha visto da vicino i lati peggiori dell’animo umano. L’infanzia passata in un gulag staliniano ha prodotto in lui gli anticorpi necessari a guardare il mondo con occhio disincantato; nella sua attività di reporter emerge l’indagine cruda, secca, quasi autoptica della società contemporanea. Senza fronzoli, senza estetismi o censure. L’uomo si racconta in tutta la sua terrificante verità. Ma anche nella suprema e divina capacità di reagire all’orrore.

La curiosità – C’è modo e modo di ricordare il dramma dell’Olocausto. Ha fatto scalpore – ed è al centro, in Polonia, di un caso giudiziario – quello scelto dall’artista svedese Carl Michael von Hausswolff. Che ha dichiarato di aver dipinto il suo Memory Works  diluendo ceneri umane sottratte al memoriale del campo di concentramento di Majdanek.