Bryan Adams, alle origini del videoclip

21 Gennaio 2013


Sperimentare e giocare, divertirsi e divertire, lasciando libero sfogo alla creatività più disinibita e disinvolta: sono i primi Anni Ottanta, nascono le tv musicali ed esplode, irrefrenabile, il fenomeno dei videoclip. Un linguaggio nuovo, senza alcuna regola prestabilita: tutto da inventare e costruire. A ripercorrere quei momenti di pura avanguardia, raccontati da alcuni tra i più grandi nomi del pop e del rock è Video Killed The Radio Star.

Ha sempre tenuto le distanze dagli eccessi della vita da star, concentrandosi solo sulla propria musica. Un atteggiamento maturo, condotto con altrettanta consapevolezza anche davanti alla macchina da presa: non è un attore Bryan Adams, accompagnato in un’intervista esclusiva dal regista Steve Barron, autore di alcuni tra i suoi video più celebri. Il primo pensa a solo cantare, l’altro ci mette il resto: un binomio perfetto, che porta a grandi successi.

Tutto comincia sul fondo di una piscina vuota dello YMCA: Bryan Adams e la sua band si esibiscono in “Cuts Like A Knife”, Steve Barron muove la troupe attorno a loro, indugia sulla presenza di una ragazza sul set; il video finisce in heavy-rotation sulla neonata MTV e sancisce l’ingresso ufficiale del rocker canadese nel mondo dell’immagine. Un successo bissato, nel giro di pochi anni da quello di “Summer of ‘69”, altra pietra miliare firmata dal tandem Adams – Barron.

Una stagione eroica quella dei primi videoclip, lontana anni luce dal ricorso attuale a trasgressione ed effetti speciali. Un periodo della propria trentennale carriera a cui Bryan Adams guarda con affetto e tenerezza: 65milioni di dischi venduti e l’onore di una stella lungo la Hollywood Walk of Fame non bastano a offuscare il ricordo dei primi successi, la sensazione di essere autentici pionieri di un nuovo modo di fare rock.