A canestro con Paul Smith. E Jamie Oliver

22 Agosto 2014


Amano entrambi sperimentare, ugualmente affascinati da colori e profumi. Con la sola differenza che l’uno conduce la sua ricerca a tavola, l’altro sulle passerelle delle grandi capitali della moda internazionale! Duetto inedito per Iconoclasts, la serie che mette in dialogo i grandi nomi della società dello spettacolo; mescolando le carte, creando incontri inusuali che sanno essere fucina di profonde riflessioni sulla contemporaneità.

A un capo del tavolo ecco Jamie Oliver: chef inglese cresciuto professionalmente in Italia – ottima scelta! – in prima linea come educatore e divulgatore, sponsor presso i più giovani di uno stile di vita sano ed equilibrato. All’altro Paul Smith, volto gioiosamente kitsch dell’aplomb britannico: stilista di fama globale, celeberrimo per il suo ricorso a fantasie sgargianti, esplosive, assolutamente e orgogliosamente fuori dagli schemi.

Sei titoli dell’NBA, altrettante volte eletto miglior giocatore dell’anno; la bellezza di 38.387 punti in carriera: record assoluto per il massimo campionato di basket americano. Se Earvin Johnson Jr. è passato alla storia con il soprannome di Magic … quale potrebbe essere l’aggettivo per sintetizzare il talento di Kareem Abdul-Jabbar? Trascinatore dei Los Angeles Lakers per tutti gli Anni Settanta, l’ex-campione è protagonista della seconda puntata di Iconoclasts in programma in serata.

Ed è in buona compagnia: insieme a lui ecco Chuck D, tra i grandi nomi della scena rap internazionale. Fondatore e anima dei Public Enemy, l’mc è tra le figure più apprezzate per ricchezza di fraseggio e profondità concettuale: testi taglienti, coraggiosi i suoi; che affrontano a muso duro le contraddizioni di una società, quella americana, dove l’emancipazione delle fasce deboli della popolazione resta spesso un miraggio.

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La curiosità – Troppo forte Kareem Abdul-Jabbar, già prima di entrare nel draft dell’NBA. Alla fine degli Anni Sessanta la NCAA, federazione che organizza i campionati universitari, si vede costretta a impedire per regolamento le schiacciate, nel tentativo di rendere più competitivo il torneo: la UCLA, grazie alla devastante arma offensiva rappresentata da Abdul-Jabbar, non conosce infatti rivali.