Caravaggio. Un finale thrilling

5 Dicembre 2014


Definire il suo carattere come fumantino è un garbato eufemismo: irascibile, intollerante, bizzoso e rissoso; volgare, violento, irritante almeno quanto è irritabile. Questo uno tra gli artisti più grandi di tutti i tempi, personaggio sempre sulla graticola: amato dai committenti, da quelli che oggi chiameremmo i suoi collezionisti, detestato dai colleghi al punto da essere continuamente citato in giudizio. Una vita sulle barricate quella di Caravaggio, costretto a difendersi. Sempre.

Era dovuto l’omaggio di Carlo Lucarelli al grande pittore lombardo, degno protagonista di una nuova puntata delle Muse Inquietanti: esiste forse altro artista, più del Merisi, che abbia legato il proprio nome alla cronaca nera, che abbia saputo – spesso sul malgrado – circondarsi di un alone di mistero e intrigo? La risposta è ovviamente negativa: Caravaggio è l’icona del genio e della sregolatezza, dell’equilibrio instabile tra l’estro creativo e la pura follia.

Un pennello in una mano, una spada nell’altra: la Roma dei primi anni del Seicento non è una placida città di provincia, ma luogo dove è facile – tra stamberghe e osterie – trovare occasioni di scontro. E Caravaggio non è solito fare passi indietro, mai. Lucarelli sfoglia documenti dell’epoca e carte processuali: ecco il nostro fermato, più e più volte, per possesso illegale di armi; eccolo citato in giudizio per diffamazione da questo e da quell’altro. Ed eccolo infine accusato di omicidio.

I tribunali papalini non badano troppo per il sottile: occhio per occhio, dente per dente. La pena per chi uccide è la morte. E qui il mistero si infittisce: chi ha coperto la fuga di Caravaggio dalla Città Eterna? Chi ne ha favorito le successive peregrinazioni in lungo e in largo per il Mediterraneo? Cosa lo ha portato, in modo altrettanto repentino, ad abbandonare Malta, dove si era rifugiato? E cosa lo ha ucciso, una mattina di quattro secoli fa, su una spiaggia solitaria della Toscana?

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La curiosità – Due lettere, ritrovate solo pochi mesi fa nell’archivio che conserva i carteggi del Duca di Urbino, chiariscono parte del mistero: Caravaggio è morto a Porto Ercole, e non in altre località lungo il percorso del suo ultimo viaggio, dal sud alla volta di Roma. Resta da capire perché gli uomini di fiducia del duca stessero “seguendo” l’artista, e perché siano stati tanto solleciti nell’annunciarne la morte al loro padrone…