La cena di tutte le cene

1 settembre 2014


Nobile e al tempo stesso semplicissimo: è il pane. Schietto e sincero, corroborante ed energico: è il vino. Alimenti antichi, presenze trasversali che – al netto di inevitabili declinazioni locali – legano tra loro le diverse antiche civiltà del Mediterraneo. E non solo. Entrando nella liturgia cristiana come simbolo del mistero su cui si fonda una delle religioni più professate al mondo; finendo dunque, inevitabilmente, dalla tavola alla tavolozza degli artisti.

Carattere mistico per una nuova puntata di Eating Art, serie che vede Oliver Peyton accompagnarci alla gustosa scoperta dei legami più stretti tra cibo e arte. Una traiettoria che finisce questa volta per incrociare il tema del sacro, trattando ovviamente il pasto per antonomasia. L’Ultima Cena  di Cristo, svelata nelle diverse rappresentazioni che, dall’Alto Medioevo al Rinascimento maturo, ne sono state date.

Dai mosaici di Ravenna al Cenacolo vinciano a Milano; passando per i maestosi teleri del Tintoretto e del Veronese, che pagò con un’inchiesta giudiziaria a suo carico la sua volontà di umanizzare – anche attraverso la scelta del menù! – la figura di Gesù. L’indagine di Oliver procede a tutto campo, arrivando a stabilire grazie ad accurate ricostruzioni iconografiche cosa si pensa abbiano consumato gli apostoli in quella fatidica notte. Tra crostacei d’acqua dolce e le antenate delle brioches!

Dal sacro si passa agilmente al profano: il secondo episodio della serata ci offre uno sguardo sul mondo del marketing, del cibo considerato come prodotto da inserire sul mercato. E ci porta così a rileggere il rapporto tra arte e gastronomia secondo nuovi parametri: quelli che vedono pittori e illustratori di ogni epoca firmare vere e proprie campagne pubblicitarie; quelli che portano un certo Andy Warhol a rendere immortale una lattina di zuppa al pomodoro…

La curiosità – Pittore, inventore, ingegnere, scrittore e… chef! La leggenda vuole che un giovanissimo Leonardo da Vinci servisse insieme all’amico Sandro Botticelli in un’osteria sul ponte Vecchio, così da arrotondare le entrate certo non esagerate che riceveva come aiutante del Verrocchio. Si dice che, promosso a cuoco, il genio andò incontro a un clamoroso insuccesso: troppo elaborati e fantasiosi i suoi piatti, anticipatori delle delizie della nouvelle cuisine.


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