Cercando Sixto. Inconsapevole rockstar

13 Novembre 2013


Arriva il momento, nella vita di un artista, in cui bisogna mettere da parte l’orgoglio e affrontare la realtà. Sixto Rodriguez lo fa al principio degli Anni Settanta: vive a Detroit, città della Motown, e i suoi dischi non vendono una copia. È il periodo del rock psichedelico, del progressive, dei primi successi della disco-music. Non c’è posto per le chitarre lo-fi di quel folk-singer popolare, che canta il disagio di generazioni allo sbando. Senza lavoro, senza orizzonti, senza prospettive.

Sixto appende la sei corde al muro, ripone nel cassetto il sogno di vivere della sua arte e si reinventa manovale. Ma la musica non si può imbrigliare. Sfugge a ogni costrizione, ogni confine, fluttua tra popoli e genti diverse. Supera, in questo caso, persino un Oceano: e come seme trasportato dal vento attecchisce in una terra lontana, dove quei canti di rivalsa e disperazione diventano invito alla resistenza, alla reazione, al perseguimento della libertà.

Sixto non lo sa. Ma la sua musica anima la lotta contro l’Apartheid, fa di lui un misconosciuto e misterioso poeta combattente. Facendo in modo che il mondo si ricordi di lui, riscopra le sue canzoni, lo strappi dall’oblio dei cantieri edili di Detroit e lo riporti su un palco, sotto i riflettori. Dov’è la sua connotazione naturale. Una storia incredibile e appassionante, ricostruita in un docu-film di straordinaria intensità.

Su Sky Arte HD arriva Sugar Man, opera con cui il regista Malik Bendjelloul ha vinto il premio Oscar nel 2013 per il miglior documentario. Raccontando la vicenda di due fan sudafricani, Stephen e Craig, decisi a scoprire che fine abbia fatto il loro idolo musicale. Scomparso dalle scene da trent’anni, irrintracciabile e irreperibile, al punto da alimentare persino voci sulla sua morte. Nasce un viaggio eccitante, lungo i sentieri della musica.

La curiosità – Ancora Detroit, di nuovo gli Anni Settanta. Questa volta è una band a scomparire dai radar e tornare alla ribalta, grazie al tam-tam della rete, a trent’anni di distanza dall’ultimo live. Una storia, quella dei Death dei fratelli Hackney, band proto-punk dal sound geniale e rivoluzionario, raccontata nel documentario A band called Death  da Jeff Howlett e Mark Christopher Covino.