Quattro autori per la settima arte

21 Maggio 2015

Orson Welles

La serata di venerdì 22 maggio è dedicata da Sky Arte HD ai più cinefili tra i nostri spettatori, con un poker di approfondimenti per altrettanti registi che hanno fatto la storia del cinema.
Alle 21:10, in prima visione, avremo modo di conoscere meglio L’infernale Orson Welles nell’omonimo documentario, che getta uno sguardo nuovo sulla vita e i film del cineasta di cui, proprio nel 2015, si celebra il centenario della nascita.
Sguardo da eterno Peter Pan e un sorrisetto sornione non devono ingannarci: durante un “innocente” programma radiofonico, a 23 anni soltanto Orson Welles è stato capace di convincere mezza America che era in corso un’invasione aliena. Non dovrebbe stupirci, quindi, che a 25 anni abbia diretto il primo – e forse più famoso – di una lunga serie di capolavori: Quarto Potere (Citizen Kane), di cui è anche l’indimenticabile protagonista. Appunto, se in molti pensano che con questo film Welles abbia raggiunto l’apice, l’approfondimento di venerdì sera ci dimostrerà come il regista abbia in realtà continuato a innovare il cinema, film dopo film.

Altro omaggio doveroso, stavolta al regista italiano Federico Fellini, viene invece dal collega Ettore Scola, che nel 2013 presenta a Venezia Che strano chiamarsi Federico: basandosi sui suoi ricordi personali, il regista ha girato “un piccolo ritratto di un grande personaggio”, come ha definito egli stesso la propria opera.
Alla stesura del film di Scola hanno partecipato anche le figlie Paola e Silvia, per un docufilm che racconta in modo informale – intimo – un grande autore. Protagonisti della vicenda sono infatti i giovani Federico ed Ettore, che frequentano gli stessi bar e la redazione del giornale satirico Marc’Aurelio, muovendo i primi, intrepidi passi nel mondo del cinema.

Ne Il cinema secondo Truffaut, Gibson offre un’ulteriore incursione nell’Olimpo della settima arte, analizzando insieme all’opera del regista francese l’evoluzione di un complesso ed effervescente contesto sociale, storico e politico. Determinante la lettura critica di Mike Leigh, regista di grande sensibilità autore del recente film Turner, capace di significare in maniera limpida e chiarissima la portata innovativa della stagione della Nouvelle Vague.

Chiude la nostra serata uno speciale dedicato alle origini stesse del cinema, ai tempi del muto, di Charlie Chaplin e la nascita di Charlot. È già passato un secolo, dalla prima apparizione di Chaplin sullo schermo, con un’opera in fin dei conti programmatica di quello che sarà il suo percorso: la nostra storia parte da quel fatidico Per guadagnarsi la vita, con Chaplin a impersonare uno scapestrato costretto ad arrangiarsi con mezzucci di fortuna, tra furtarelli e piccole furberie, prassi quotidiana per quell’amabile looser che sarà di lì a poco Charlot.
Difficilmente un attore ha legato la propria immagine e la propria fortuna in modo più sensibile a un unico personaggio: Charlie Chaplin è Charlot. Punto e basta. Ed è allora nella vicenda dell’uno che si rispecchia la vicenda dell’altro; nella vita del primo che pulsa l’anima del secondo. E viceversa. In una felicissima azione mimetica che porta a confondere dolcemente il piano della realtà e quello della fantasia.

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