Cinema underground. Con il Filmmaker Festival

17 dicembre 2014


Il loro sguardo sul mondo del cinema è laterale, trasversale rispetto alle grandi produzioni hollywoodiane: la loro presenza sul set completa, assoluta, totale; a interagire con tutte le fasi della lavorazione, dalla scrittura al montaggio. Sono registi, certo: ma è più corretto definirli filmmaker . Perché l’approccio che hanno alla costruzione della loro opera è materico, quasi tattile; ci si buttano anima e corpo, ci si sporcano le mani. E la loro passione, alla fine, emerge in modo assoluto.

Sky Arte HD ne ha incontrati tanti di questi filosofi dell’immagine in movimento, raffinati narratori del contemporaneo: erano a Milano in occasione del Filmmaker Festival , rassegna che ha portato in città decine di artisti e altrettante pellicole, aprendo una finestra sul cinema libero e indipendente. Come ci raccontano Luca Mosso e Daniela Persico, anime di una rassegna che, nel corso degli anni, ha avuto il merito di produrre circa ottanta lavori. Acquisendo lo status di festival “attivo”, che non si limita a osservare ma sceglie anche di… fare!

Tante le voci importanti che abbiamo raccolto. Partendo da quella di Yuri Ancarani, che proprio in occasione del festival ha proiettato per il pubblico milanese il suo San Siro , realizzato anche grazie al supporto di Sky e acquisito dal MAXXI; e arrivando a Jacopo Quadri e Lucia Small, Eve Heller, Davide Maldi e Daniele Gaglianone, Peter Tscherkassky e Davide Ferrario. Autori forti di una grandissima personalità e originalità.

Ma l’ospite più importante di questa edizione della rassegna, subito intercettato da Sky Arte HD, è senza dubbio Lech Kowalski: regista punk per definizione, al seguito di Ramones e Sex Pistols nella sporca e disperata New York della fine degli Anni Settanta; un autore al limite, estraneo al concetto di compromesso, dolente narratore delle grandi contraddizioni della nostra società. Forse l’ultimo dei bohemienne…

La curiosità – Attore o personaggio? Drammatica la vicenda di John Spaceley, che interpreta la parte di Gringo in Story of a Junkie , tra i primi successi di Lech Kowalski. Si tratta della tragica vicenda di un giovane in cerca di fortuna nella New York dei primi Anni Ottanta, culminata nella discesa negli inferi dell’eroina. Una storia analoga a quella dello stesso Spaceley, che morirà di AIDS nei primi Anni Novanta, come ci racconterà lo stesso Kowalski in un altro suo film, Born to lose .


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