Il Colosseo. Storia e mito

1 luglio 2014


Accoglie ogni anno oltre cinque milioni di visitatori, fatto che lo rende uno tra i monumenti più visitati d’Italia e dunque d’Europa. Se non del globo. È inserito d’ufficio nel novero delle Sette meraviglie del mondo moderno, nonostante abbia sul groppone il peso di quasi duemila anni: che si fanno decisamente sentire, come dimostra l’indispensabile campagna di restauri avviata nei mesi scorsi. Un vecchietto, sì: ma decisamente arzillo il Colosseo. Mostrato in via esclusiva da Sky Arte HD.

Visita guidata dalle inediti suggestioni quella che viviamo grazie ad una nuova puntata di Sette Meraviglie, serie che passa in rassegna alcuni tra i luoghi iconici del Bel Paese, scegliendo tra quelli posti sotto l’egida dell’Unesco. Raccontando i piccoli e grandi segreti di fabbriche avventurose, intrecciando tra loro la Storia con la esse  maiuscola e le storie intime e private di chi, all’ombra di questi straordinari monumenti, ha condotto e conduce la propria quotidianità.

È simbolo eterno e immortale di Roma, il Colosseo; identificato come tale fin dall’alto medioevo. Quando è il cronista irlandese Beda ad annotare come la resistenza dell’anfiteatro alle guerre e alle devastazioni che accompagnano la fine dell’Impero si accompagna allo spirito di reazione dell’intera città. Alla sua capacità di superare le avversità, di ergersi coraggiosa e stentorea contro tutto e tutti.

Inaugurato nell’80 d.C., il Colosseo accoglie spettacoli di gladiatori e spettacolari naumachie – le incredibili ricostruzioni di battaglie navali – fino al 523, prolungando la propria attività ben oltre la caduta formale dell’Impero d’Occidente. Affascinando e ammaliando un pubblico che, per ogni evento, poteva raggiungere le 80mila unità. Numeri da record per un luogo destinato a eternare il mito di Roma.

La curiosità – Destituita di ogni fondamento la leggenda che vuole il Colosseo come teatro del sacrificio di molti martiri cristiani. Le fonti storiche dicono che nell’arena scendevano solo gladiatori professionisti o prigionieri di guerra: duemila quelli che morirono nel corso dei cento giorni ininterrotti di giochi indetti dall’imperatore Tito in occasione dell’inaugurazione della struttura. Diecimila quelli che combatterono per celebrare la vittoria di Traiano sui Daci.  


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