Come si ruba un capolavoro. Parola di ladro.

18 gennaio 2013


Non c’è sistema d’allarme che possa fermarli, eroico custode di museo che possa mettere loro i bastoni tra le ruote. Non c’è vetro rinforzato o cassaforte, grata o accesso temporizzato capace di frenare i protagonisti de L’arte del furto, la nuova serie con cui Sky Arte HD veste i panni dell’investigatore privato. Ricostruendo alcuni tra i colpi più spettacolari mai messi a segno, facendo sentire il fiato sul collo dei predoni dell’arte.

Oslo, Museo Munch. Una tranquilla domenica d’estate. Non sono più di settanta i visitatori che si aggirano per le sale del tempio che custodisce il lascito di uno dei protagonisti assoluti dell’Espressionismo. Non dura più di cinque minuti il blitz d un commando armato cinico e lucido, spietato ed efficace: pistole in pugno, quasi si trattasse di un film, il gruppo di criminali si impossessa del celebre “L’Urlo”. E sparisce nel nulla.

Una caccia all’uomo raccontata con dovizia di particolari, seguendo le ricostruzioni dei protagonisti di quegli attimi concitati: parlano i dipendenti del museo, scioccati da quanto accaduto; parlano gli inquirenti e gli esperti, nel tentativo di individuare le possibili strategie della banda. Parla Pål Enger, reduce da nove anni di galera. È uno dei due banditi che, esattamente dieci anni prima di questo colpo, aveva trafugato un’altra copia de “L’Urlo”, questa volta dalla Galleria Nazionale di Oslo.

Il mistero si infittisce e si intreccia con altri clamorosi fatti di cronaca: il furto ai danni del museo potrebbe non essere un fatto isolato, ma rientrare in un più complesso e machiavellico piano criminale. Le tessere del mosaico vanno al proprio posto, una dopo l’altra; la verità sembra comporsi sempre più nitidamente, svelando inediti e incredibili dettagli. Riuscirà “L’Urlo” a tornare al proprio posto?