Con un Rubens in tasca

19 marzo 2013


Una storia che nasce in Olanda quattro secoli fa, prosegue in Spagna e Svezia, si chiude in Florida. Un vero e proprio giro del mondo quello al centro di una nuova puntata de L’arte del furto, la serie che indaga sui più clamorosi colpi ai danni di gallerie e collezioni private; seguendo le tracce di scaltri ladri d’arte e mercanti senza scrupoli, raccogliendo indizi preziosi per ricostruire vicende avvolte nel mistero.

Metà Anni Ottanta, un giorno tranquillo nella placida La Coruña: nel Museo di Belle Arti si presenta un uomo dai modi spicci, bardato di un inquietante cappotto scuro. Sfila davanti a inestimabili Velazquez e stupendi Van Dyck, appare impassibile di fronte a Goya: si ferma, invece, al cospetto di due piccole ma preziosissime opere di Rubens, maestro fiammingo che rappresenta uno tra i punti più alti mai raggiunti dall’arte nel campo della grafica.

Non ci sono sistemi di allarme, nel museo; solamente due i custodi: non è difficile trovare il momento opportuno per agire. Le cornici, semplicissime, non oppongono una resistenza credibile: basta un banale cacciavite per forzarle; gesti sicuri a ripiegare carte di valore inarrivabile, infilate in tasca prima della fuga. L’uomo esce indisturbato dal museo, con sé ha un patrimonio enorme. Accuratamente riposto in tasca.

La polizia brancola nel buio, le indagini sono ferme al palo. Fino a quando lo staff della Galleria Nazionale di Stoccolma, in Svezia, viene contattato da un collezionista per fornire il proprio parere sull’autenticità di un’opera. Firmata Rubens. Scatta, immediato, l’allarme; e con esso una prodigiosa caccia all’uomo: l’Interpol si scatena, mettendo insieme i pezzi di un puzzle che porterà l’inchiesta dall’altra parte dell’Oceano.