Cronache di guerra dall’antica Grecia

8 Aprile 2013


Se fosse vissuto oggi, nella società dei media e della comunicazione digitale, sarebbe stato un eccezionale inviato da zone di guerra: cronista lucido, magnifico lettore di retroscena e intrighi politici; fine conoscitore dell’uomo e splendido ritrattista, capace di scavare nel profondo e restituire immagini fedeli di personalità complesse. È il primo e più importante storico che la cultura occidentale conosca, Tucidide. A ricostruirne la straordinaria portata è Alessandro Baricco.

Nuovo appuntamento con le Palladium Lectures, informali lezioni sul macro-mondo della cultura: in cattedra lo scrittore torinese, nell’affascinante aula ricreata sul palco del Teatro Palladium. Una serie di incontri inseriti nel cartellone del Romaeuropa Festival, piattaforma che dalla danza alla performance censisce le più intriganti avanguardie internazionali, accogliendo eventi di rara suggestione e assoluta profondità concettuale.

Grecia, quinto secolo avanti Cristo. Atene e Sparta, separate da poche centinaia di chilometri, sono in realtà divise da un baratro insuperabile. Due concezioni della vita e del mondo diametralmente opposte, due società cresciute su presupposti lontani, due regimi politici e due concetti dell’amministrazione della cosa pubblica che non possono essere conciliabili. Esiste una sola possibilità per stabilire il primato dell’una o dell’altra parte: la guerra.

Quella che racconta, con ineguagliabile efficacia, proprio Tucidide: le sue cronache vanno oltre la narrazione delle manovre belliche, sono ritratto acutissimo della società del tempo. In fondo non troppo dissimile da quella di oggi: a questo punta l’analisi di Baricco, che rende merito alla assoluta modernità dello storico. Soprattutto per quanto riguarda la riflessione sul tema della giustizia, autentico filo conduttore di una lezione che svela il debito nel presente nei confronti del passato.