Da Bologna a Parigi. Lungo il filo di una matita

26 Aprile 2013


Parte dalla Bologna contestataria dei primissimi Anni Ottanta, piattaforma per lo sviluppo di nuovi linguaggi espressivi, che spaziano dalle fanzine alle radio libere. Arriva, in epoca più recente, a firmare copertine per l’autorevole The New Yorker; ma anche locandine per maestri del cinema come Michelangelo Antonioni. Una parabola spettacolare quella tracciata con le proprie matite da Lorenzo Mattotti, tra i grandi del fumetto e dell’illustrazione italiana.

Mattotti apre le porte del proprio studio parigino, concedendo a Sky Arte HD un’intervista esclusiva. L’occasione è data dalla recente retrospettiva che dedica al suo lavorola Pinacoteca Nazionale di Bologna: un omaggio sentito, che accende i riflettori su un artista di raffinata sensibilità. Capace di costruire, con i tratti essenziali propri del suo stile unico e inconfondibile, visioni oniriche di coinvolgente armonia.

Tutto comincia con l’incontro tra Mattotti, Igort, Brolli e Carpinteri: nasce nel capoluogo emiliano la brillante avventura del gruppo Valvoline, che dà alle stampe il supplemento della storica rivista Alter Alter diretta da Oreste Del Buono. Un’esperienza determinante per la formazione di un artista che sa affrontare con la medesima classe il linguaggio del fumetto e quello della pura illustrazione.

Da Bologna al mondo il passo è breve. Arrivano le collaborazione con Le Monde, Cosmopolitan e Vanity Fair; arriva il trasferimento a Parigi, dove si fa apprezzare come ideatore di una celebre campagna di affissioni pubbliche che esalta le eccellenze culturali della città. In Francia, autentica seconda patria, riscuote un successo crescente, al punto che nel 2000 gli viene chiesto di produrre il manifesto ufficiale per il Festival del Cinema di Cannes.