David Bowie. Nel regno del Duca Bianco

2 Dicembre 2013


Una carriera lunga oltre quarant’anni. Segnata da un crescendo di successi, con il pubblico di tutto il mondo a premiare il suo carattere eclettico, in grado di spaziare con i medesimi sublimi risultati dal folk più tradizionale al rock melodico, fino all’elettronica e alle sperimentazioni d’avanguardia. David Bowie rappresenta uno tra i più camaleontici artisti in attività: le sue continue trasformazioni vanno in scena in una nuova puntata di Rock Legends.

Dagli esordi alla fascinazione per il luccicante mondo della Factory di Andy Warhol, dalla prolifica collaborazione con Lou Reed a quella con Brian Eno; la parabola artistica del Duca Bianco si snoda lungo il filo di una catena interminabile di successi. E di eccessi. Genio e sregolatezza convivono nella vicenda personale di una star più volte caduta e sempre rialzatasi, trascinata fuori dal baratro dell’autodistruzione dal potere salvifico dell’arte.

Eccezionali documenti d’archivio, stralci di interviste d’epoca, brani di performance live e spezzoni dai suoi caleidoscopici videoclip: l’immaginario di Bowie è tanto musicale quanto visivo, i suoi show si fondano su una teatralità a tratti minimale e a volte invece volutamente esagerata e bizzarra. Una figura eclettica, capace di segnare non solo la storia della musica moderna, ma anche quella del costume. Imprimendo un segno indelebile nella cultura occidentale.

A segnare le tappe della straordinaria carriera di Bowie, individuando fasi stilistiche e portando la propria originale lettura, critici musicali delle più importanti testate britanniche: partendo da John Aizlewood dell’Evening Standard  e arrivando a Camilla Pia della BBC  e Will Hodgkinson del Times ; passando per gli esperti del settore Andrew Harrison, redattore di Q Magazine , e Michael Bonner, in forze alla rivista Uncut .

La curiosità – Il primo incontro con Andy Warhol? Un disastro! Il re della Pop Art viene presentato a David Bowie a New York, dove il cantante sottopone al maestro la registrazione di Pork , eretico spettacolo teatrale che egli stesso ha composto in omaggio alla Factory. Warhol, offeso da quel lavoro, lascia il tavolo dell’incontro senza nemmeno un cenno di saluto. Tornerà sui propri passi, ammetterà in un’intervista lo stesso Bowie, solo perché “gli piacevano le mie scarpe!”