Dio ci mise la mano. Diego lo zampino

2 Maggio 2014


Forse è il genius loci  di un Paese euforico, romantico, frizzante e decisamente piccante a rendere speciale ogni edizione del Campionato del Mondo di calcio che si tiene in Messico. È così nel 1970, con l’assurda e mitologica infinita semifinale che vede l’Italia superare la Germania Ovest, mentre Pelè giganteggia su ogni avversario. Ed è così anche nel 1986, quando l’astro non è più incarnato dall’elegante atleta brasiliano. Ma da una piccola peste argentina.

Nuova puntata delle Storie Mondiali con cui Federico Buffa ci accompagna verso l’inizio di una nuova avventura iridata, quella prevista da giugno in Brasile: si susseguono, di settimana in settimana, i racconti e le suggestioni che segnano la memoria delle diverse edizioni della manifestazione sportiva più attesa al mondo. Con il calcio a fare da cornice a una narrazione che spazia dalla musica all’attualità, dalla cronaca alla politica.

Questo capitolo del romanzo scritto con la voce da Buffa ha un protagonista assoluto. Il suo nome è Diego, il cognome Maradona: la punta della selección  fa impazzire i tifosi con le sue movenze apparentemente sgraziate e in realtà efficacissime, con l’estro e la classe di chi legge il gioco prima degli altri e sa pescare tiri impossibili, numeri che stendono ogni avversario e trasformano gli stadi in polveriere pronte a esplodere di applausi.

Maradona non è solo sport: è cinema, teatro, letteratura. Nella partita che vale i quarti di finale contro un’Inghilterra ancora indispettita dall’incidente delle Falkland, El Pibe de Oro  riesce a condensare in due sole giocate l’essenza del calcio e quella della vita. Al sesto del secondo tempo scippa la rete del vantaggio grazie all’ormai proverbiale mano de Dios , cinque minuti più tardi realizza la galoppata ubriacante che vale quello che viene considerato come uno dei gol più belli della storia dei Mondiali.

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La curiosità – Se il gol più bello realizzato in un Mondiale porta la firma di Maradona… di chi è il secondo? Il calcio non conosce par condicio, per cui niente Pelé: secondo quanti hanno risposto al sondaggio bandito dalla FIFA nel 2002 è l’inglese Michael Owen a vincere la medaglia d’argento, con la rete segnata guarda caso proprio all’Argentina nel corso di Francia ’98.