Leonardo a Milano. Un patrimonio da custodire

20 Luglio 2015

Leonardo da Vinci Ultima Cena Santa Maria delle Grazie Milano

È un legame profondo, quello che unisce il genio rinascimentale di Leonardo da Vinci al capoluogo lombardo. Inviato da Lorenzo il Magnifico alla corte di Ludovico il Moro, nell’ambito di una politica diplomatica orientata a promuovere le migliori maestranze fiorentine presso le Signorie di allora, Leonardo raggiunse Milano nel 1482, stabilendovi la sua dimora fino all’alba del Cinquecento. Entusiasta per il fervore artistico che animava la città, il trentenne presentò a corte i suoi progetti ingegneristici e pittorici, ottenendo il consenso del duca a una serie incredibile di iniziative e attività, molte delle quali risultano tuttora all’avanguardia.

Fu l’inizio di una collaborazione ininterrotta, resa ancora più intensa dalla sempre più stretta vicinanza alla corte milanese, che gli commissionò alcuni dei più famosi capolavori leonardeschi presenti ancora oggi nella città lombarda.
Oltre alle imprese di ingegneria e meccanica – come le migliorie sui Navigli e i versatili sistemi di irrigazione ideati su richiesta del duca – Leonardo fu impegnato anche sul piano artistico, realizzando opere passate alla storia. Una di queste è la celeberrima Ultima cena, realizzata nel refettorio adiacente alla chiesa di Santa Maria delle Grazie e protagonista della nuova puntata di Sette Meraviglie, in onda martedì sera in prima visione su Sky Arte HD.

Già interessato dal lavoro di Bramante, nel giro di pochi anni il convento aprì le porte anche all’intervento di Leonardo, che fu chiamato ad affrescare gli ambienti del refettorio con il cruciale episodio dalla vita di Cristo. La realizzazione dell’opera – ben presto icona della pittura sacra di tutti i tempi – avvenne tra il 1494 e il 1497, rivelandosi uno dei più fulgidi esempi dell’abilità pittorica leonardesca.
Leonardo scelse di reinterpretare la tradizione iconografica fiorentina dei cenacoli, introducendo numerosi elementi di novità, in linea con il suo spirito innovatore. Grazie a una struttura compositiva a gruppi di tre e a un fluido movimento di gesti che li attraversa, l’attenzione è puntata sulla figura centrale di Cristo e sulle tensioni emotive che legano un personaggio all’altro.

L’innovativa composizione trova riscontro anche nella tecnica utilizzata. Poco incline alla pratica dell’affresco, troppo rapida per il lungo lavoro di studio e rifinitura messo in atto da Leonardo, l’artista sperimentò una tecnica che gli permettesse di intervenire sull’intonaco asciutto, e dunque di poter tornare più volte sulle proprie pennellate. L’esito immediato dovette essere incredibile, ma nel tempo la pittura iniziò a deteriorarsi, richiedendo costanti azioni di ripristino.
L’ultimo intervento conservativo, conclusosi nel 1999 dopo oltre vent’anni di lavoro, ha riportato in luce le stesure originali, rivelando tutta la bellezza dell’opera vinciana, che è valsa alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie l’inclusione nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità stilato dall’UNESCO.

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