La notte Pop dell’arte

25 Agosto 2015


Ironica, dissacrante, instancabile. Questi sono solo alcuni degli aggettivi adatti a definire una corrente artistica che ha fatto storia, nonostante abbia conosciuto la massima diffusione in epoca recente, durante il boom economico del secolo scorso. Il consumismo è il suo soggetto preferito, insieme alla sfrenate dinamiche della pubblicità e delle immagini riproducibili all’infinito. Stiamo parlando del travolgente movimento creativo fondato da Andy Warhol e compagni, protagonista della Pop Art Night in onda su Sky Arte HD giovedì 27 agosto.

I grandi nomi che hanno fatto conoscere al mondo un’arte volutamente “popolare” accompagneranno gli spettatori alla scoperta di un universo mai uguale a se stesso, frutto di input e poetiche differenti. Aprirà la serata Roy Lichtenstein, al centro di un documentario che svela un’insospettabile personalità nascosta dietro l’artista. Stilizzati come fumetti, i personaggi delle sue opere sono riconoscibili al primo sguardo, eppure la forza dissacrante dei lavori firmati da Lichtenstein si stempera nella sua indole rigorosa e perfezionista. Scomparso nel 1997, l’artista amava la solitudine del suo studio, gelosamente custodito dalla moglie Dorothy, che ne apre finalmente le porte alle telecamere.

È di indole decisamente opposta colui che viene ritenuto a tutti gli effetti il re della Pop Art, una dinoccolata figura con occhiali scuri e parrucca bianchissima: Andy Warhol – Factory Man. Il documentario in onda giovedì ne ripercorre l’eccentrica storia, con un occhio di riguardo alla sua città d’elezione – New York – e all’ambiente culturale degli anni Sessanta, che ne influenzò vita e carriera. Proprio nella Grande Mela il poliedrico artista fondò la sua celeberrima Factory, centro nevralgico di creatività e sperimentazione. Capace di scandagliare l’immaginario collettivo con qualsiasi tecnica espressiva, Andy Warhol rivive nel ricordo dei suoi compagni di viaggio – da Ronnie Cutrone a Gerard Malanga, fino alla leggendaria Ultra Violet.

Chiuderà l’intensa serata un’altra personalità eccezionale, in grado di declinare la vena Pop in una poetica sfociata nella street art. New York e i suoi scorci fanno ancora una volta da cornice a un grande talento, scomparso però a soli 32 anni. Il documentario The Universe of Keith Haring – firmato da Christina Clausen – testimonia con rigore storiografico le caratteristiche fondamentali della scena artistica dell’epoca, ma al tempo stesso restituisce un ritratto commosso di uno fra i suoi protagonisti più emblematici e tragicamente sfortunati. Ucciso giovanissimo dal virus dell’HIV, Keith Haring è ricordato da altri grandi rappresentanti dell’arte, fra cui David LaChapelle e Yoko Ono, Kenny Scharf e Bill T. Jones.

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