Sessant’anni di notizie, con l’Espresso

12 Ottobre 2015


Ha da poco compiuto sessant’anni uno dei più celebri e pungenti settimanali italiani. Fondato il 2 ottobre 1955, l’Espresso ha intrecciato la propria storia a quella del nostro Paese, raccontandone i capitoli più bui e controversi, dalla politica all’attualità al costume. Grandi scrittori e giornalisti hanno messo la propria penna al servizio di una testata che da oltre mezzo secolo fotografa, con parole e immagini, gli avvenimenti di una nazione, anche i più scomodi. Sky Arte HD intitola a l’Espresso la serata di domani, attraverso due pellicole in prima visione che ne ricostruiscono le vicende, tra passato e presente.

La nostra storia – 60 anni di Espresso ci accompagnerà tra le sale della mostra ospitata dal Vittoriano di Roma fino al 27 novembre 2015 per celebrare il prestigioso traguardo raggiunto dal settimanale e rispolverare le tappe della sua evoluzione. Il documentario – che riprende il titolo dell’esposizione – fornisce un imperdibile colpo d’occhio sugli allestimenti della mostra. Gli oltre 400 scatti presentati al pubblico sintetizzano lo spirito di una rivista che ha fatto della fotografia uno strumento giornalistico essenziale. Alcuni fra i più noti collaboratori del giornale, come Marco Damilano, Lirio Abbate e il direttore Luigi Vicinanza commenteranno la rassegna, guidandoci alla scoperta delle immagini di grande impatto e delle irriverenti copertine divenute marchio distintivo del settimanale.

I sessant’anni compiuti dall’Espresso sono anche il punto di partenza dell’eccezionale conversazione a tre voci proposta dal docu-film Paesaggio civile, girato da Roberto Andò. Protagoniste tre famose personalità della vita culturale italiana: Eugenio Scalfari – alla guida de l’Espresso negli anni Sessanta e attuale direttore de La Repubblica, Roberto Saviano – autore di un giornalismo che vuole coniugare etica e politica – e il grande interprete della società e della cultura nostrane, Umberto Eco.

Le vicende de l’Espresso fanno da spunto e sfondo ad un intenso dialogo sulla complessa storia d’Italia, di cui i tre interlocutori sono acuti testimoni.  I vizi e le anomalie entrati a far parte del paesaggio italiano, il fastidio verso lo Stato e il fascino per il Potere, l’acquiescenza al crimine e l’invasività delle mafie, la debolezza della politica dinanzi alla corruzione e l’irrompere dell’antipolitica sono soltanto alcuni dei nodi toccati durante una conversazione che, sulle note musicali di Nicola Piovani, ribadisce la necessità di conservare uno sguardo critico per poter sperare in un futuro migliore.