La dolce libertà di Kara Walker

29 luglio 2014


Chi lo agitava nella tazza del caffè, rimescolando con il cucchiaino, probabilmente non sapeva nulla. Come pure le mamme che ne versavano abbondanti quantità negli impasti delle torte destinate ai loro bambini, quasi fossero amorose cascate bianche. Non c’era dolcezza dietro quello zucchero. Ma solo la profonda amarezza di chi era stato strappato alla propria terra, umiliato e offeso, costretto ad abbandonare sogni e speranze in favore di una dolcissima – ma non meno terribile – prigione.

Sono stati migliaia gli uomini e le donne rapiti o addirittura comprati, come fossero bestie, dai mercanti di schiavi, imbarcati in Africa e scaricati sulle coste del Nuovo Mondo. Destinati per tragica ironia della sorte a lavorare in condizioni spesso proibitive nella fiorente industria saccarifera americana. Nelle piantagioni di canna da zucchero, sotto il sole cocente; o ancora nelle fumose fabbriche dove si procedeva alla trasformazione del grezzo in prodotto finito.

Una pagina dolorosa, esorcizzata grazie ad uno straordinario e poetico intervento d’artista. Le telecamere di 3D Produzioni si sono spinte per Sky ArteHD fino a Brooklyn, New York, nei padiglioni di quella che fu la Domino Sugar. Una cattedrale nel deserto, prossima alla demolizione, un sito di archeologia industriale che porta ancora nell’aroma della sua atmosfera il segno di un’attività imprenditoriale costruita sulla sofferenza di centinaia di persone.

Un tempio dell’effimero, nel quale Kara Walker – tra le artiste più interessanti dell’attuale panorama internazionale – sceglie di intervenire con elegante fermezza. Realizzando una gigantesca sfinge in zucchero, bianca montagna che porta nel volto le fattezze di una donna di colore. Le labbra carnose, lo sguardo intenso, gli zigomi pronunciati, l’espressione fiera e dignitosa. Monumento in ricordo di un passato che è imprescindibile non dimenticare.

La curiosità – La silhouette di uno schiavista che strozza una bambina di colore. C’è anche questa immagine nel pannello di Kara Walker A means to an end , pezzo nella collezione del Detroit Ainstitute of Art. Che a seguito delle poteste degli attivisti per i diritti della comunità afroamericana si trova costretto a rimuoverlo dalle sale.