Tutto su Manet. Che non voleva essere padre

28 Aprile 2015

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Il 30 aprile di 132 anni fa, Édouard Manet prendeva definitivamente congedo dalla sua amata Parigi. Ma neppure la sua scomparsa terrena ha potuto cancellare il ricordo – e la perdurante influenza – del padre dell’arte moderna, il pittore che ha tenuto a battesimo una generazione di artisti e tutta la scuola impressionista.

La sera di giovedì 30 aprile, Sky Arte HD la dedica a lui. La Manet Night ha inizio con una carrellata di volti, di amici e familiari che lo stesso pittore ha immortalato nel corso della sua carriera. Sono i Ritratti di vita firmati da Manet e ospitati alla Royal Academy di Londra in occasione di una mostra straordinaria.
Un evento destinato a lasciare il segno: impensabile radunare con facilità, in un’altra occasione, così tante opere importanti. Un appuntamento unico nel suo genere, al quale partecipare – in modo virtuale ma altrettanto emozionante – grazie alle eccezionali immagini di un documentario di rara suggestione.

Dall’amatissima Suzanne Leenhoff, musa e compagna di vita, fino a Marcel Proust; passando per il collega Claude Monet ed Emile Zola: la galleria di ritratti passa in rassegna personaggi noti e meno conosciuti, eroi della quotidianità borghese e intellettuali di superba levatura. Prendono vita sulla tela istantanee di magnifico splendore, in grado di creare una irripetibile empatia tra soggetto e spettatore. Quasi Manet abbia scattato fotografie. In punta di pennello.

Le sue Impressioni d’artista sono invece al centro dell’appuntamento che l’eclettico critico e conduttore Waldemar Januszczak dedica al nostro Manet. Che scopriremo essere stato sempre e comunque un ribelle, nell’arte come nella vita privata.
Per esempio, pare non gli andasse esattamente a genio la paternità dell’Impressionismo: Monet, Renoir e gli altri lo veneravano come nume tutelare, lui rifiutava di esporre insieme a loro, mantenendo le distanze persino a livello di “estetica”. Usando la vita del pittore come orizzonte temporale di riferimento, Januszczak racconta una storia artistica che – come tutte le rivoluzioni – ha per protagonista un uomo dal carattere complesso, se non difficile.

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