Evviva la Torre di Pisa: che pende, che pende…

24 giugno 2014


Si staglia nel cielo brillante della Toscana da quasi mille anni, portando la sua sfida irriverenti alle leggi della fisica. Incarnando nel marmo candido che la riveste elegante quello che, in fondo, può essere identificato come uno dei caratteri propri dell’essere italiano: imprevedibile, fuori dagli schemi, estrosa. Non è un caso dunque se, da sempre, la Torre di Pisa è considerata uno dei più amati simboli del Bel Paese, elemento iconico che attraverso la sua storia incredibile dice tantissimo di noi.

Fa tappa dunque all’ombra della torre più famosa d’Italia la carovana di Sette Meraviglie, la serie con cui Sky Arte HD racconta seguendo inediti coni ottici i più affascinanti luoghi di cultura italiani. Scegliendo tra quelli posti dall’UNESCO sotto la propria egida, pescando tra luoghi e contesti eletti Patrimonio dell’Umanità. Uno status che la torre pendente merita decisamente: sia per il suo naturale pregio architettonico, sia per ciò che rappresenta sul piano identitario.

Le tesi di Carlo Viggiani, ingegnere con il magnifico vizio della scrittura, ci fanno entrare nei meandri del monumento; scoprendone le tecniche costruttive, i problemi di statica, e svelando tutti gli arcani possibili: la torre è stata progettata in pendenza o si è piegata con il passare degli anni? Si arresterà il suo infinitesimale ma inesorabile slittamento? Ci sono pericoli perché un giorno possa franare al suolo?

La torre è ovviamente il pezzo forte, gemma incastonata in un diadema che riluce però in tutta la sua interezza. Ad essere oggetto delle attenzioni dell’UNESCO è l’intera Piazza dei Miracoli: con il Battistero, il Duomo e il Camposanto a svolgere un ruolo che non è quello del semplice comprimario. A tessere una trama organica di completa e seducente bellezza, custode di un eterno e forse inafferrabile mistero.

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La curiosità – Costruita come campanile del Duomo di Pisa, la celeberrima torre non è l’unica pendente in città. Lo sono anche quelli della chiesa di San Nicola e della chiesa di San Michele degli Scalzi, quest’ultimo con un’inclinazione di cinque gradi. Superiore di mezzo punto a quella del manufatto di Piazza dei Miracoli.