Facce da eroi. Da guardare con ironia

22 gennaio 2013


Simboli di autorità e potenza, espressione più immediata di una leadership; immagini eroiche di guide e conquistatori, uomini capaci di trascinare intere nazioni. Messi a nudo, con un filtro di sana ironia, dal più irriverente critico d’arte in circolazione: Waldemar Januszczak svela i segreti di alcune tra le più imponenti e maestose statue celebrative mai realizzate. Perché a prescindere dal valore ideale che ad esse attribuiamo, queste ritraggono semplici uomini. Proprio come noi.

Ritrae quattro eroi della democrazia, ma è stato creato da un artista che guardava con sinistra acquiescenza ai più terribili dittatori del suo tempo; esalta chi ha lottato per la libertà e ha saputo conquistarla, ma la sua realizzazione ha visto calpestare i diritti di un’intera comunità. Una rete di controsensi quella che sorregge il memoriale del Monte Rushmore: lo sguardo severo dei presidenti Washington, Jefferson, Lincoln e Roosevelt, ci appare ora meno paterno.

Con lo stile diretto che lo contraddistingue, Januszczak smonta con un sorriso la monolitica severità di uomini che hanno fattola Storia.Dall’eccentrico Cristo dell’Ohio, statua votiva che incarna il lato più kitsch della cultura americana, al parco di sculture che in Lituania raccoglie memorabilia del regime sovietico; passando per alcune delle opere più significative di tutti i tempi, dalla più remota antichità ai fasti del Rinascimento.

Ecco allora il David di Michelangelo, che perde il proprio valore simbolico e politico per meravigliare il mondo con il proprio messaggio di grazia ed equilibrio formale; ed ecco la frenetica follia dei mohai, che ha popolato di centinaia di esemplari l’Isola di Pasqua. Sogni, a volte deliranti, di incontrastata potenza; spesso finiti nella polvere. Come dimostrano le vicende del Colosso di Rodi e della celebre statua perduta di Nerone a Roma: moniti da non dimenticare.