Storie di migranti, tra cinema e realtà

11 Giugno 2015

io_sto_con_la_sposa

Presentato nella sezione Orizzonti – Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2014, il film Io sto con la sposa si è aggiudicato ben tre premi collaterali della 71° edizione del festival, a cominciare dal riconoscimento dedicato al Cinema dei Diritti Umani. E non poteva essere diversamente, perché quello che Sky propone – in prima visione sabato 13 giugno alle 21:10 su Sky Arte HD, in chiaro alle 23 e domenica 14 giugno alle 15 su Sky TG24, canale 27 del DTT – è ben più di un lungometraggio: è una storia vera, che per di più si è svolta in parallelo alla realizzazione dello stesso film.

Proprio per questo motivo, l’opera ha conosciuto una genesi piuttosto originale. Il film è incentrato infatti sul viaggio clandestino di cinque profughi sbarcati a Lampedusa, palestinesi e siriani in fuga dall’area di conflitto mediorientale. Una traversata dell’Europa – dall’Italia alla Svezia – che viene sostenuta da un poeta originario delle stesse terre dei profughi e da un giornalista italiano: i due, incontrati i migranti a Milano, decidono di accompagnarli fino a destinazione.

Questa esperienza condivisa, che ha avuto luogo tra il 14 e il 18 novembre 2013, è la trama stessa del film; per il quale non sono stati scritti dialoghi nè sceneggiature, ma è stato di fatto organizzato un viaggio. Lo stesso lungometraggio presenta quindi tre nomi alla regia, quelli di Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry.

E a questo punto emerge la seconda particolarità di questo film, caratteristica che dà il titolo al lungometraggio. Perché sì, oltre ai profughi e all’improvvisata troupe che ne segue il viaggio per la salvezza, figura anche una sposa… Pur essendo una storia vera, per giungere al lieto fine il nostro gruppo è infatti ricorso a uno stratagemma davvero “cinematografico”, una di quelle trovate che fanno pensare subito un elemento fantastico piuttosto che alla realtà: l’intera traversata viene “camuffata” come un viaggio per un matrimonio, a cui partecipano un’amica palestinese degli autori – la sposa, appunto – e una decina di amici, tra italiani e siriani, nella parte degli invitati.
Solo così mascherati, i cinque profughi in fuga e l’originale missione creatasi attorno al loro caso riescono ad attraversare l’Europa. Un continente che il film mostrerà secondo un’ottica inedita per molti europei stessi: un’Europa transnazionale, fantasiosa e goliardica che riesce a farsi beffe del “sistema” pur di esprimere il suo più autentico lato solidale e umano.