Il reportage nell’epoca del digitale

20 Marzo 2015


Il nome di Stefano De Luigi è familiare, almeno tra i photo editor dei più importanti magazine del mondo. Anche molti dei nostri spettatori appassionati di fotogiornalismo, però, avranno riconosciuto in De Luigi il quattro volte vincitore – in diverse categorie – del World Press Photo.
Stefano De Luigi, classe 1964, è infatti tra i più stimati reporter a livello internazionale, sempre impegnato a testimoniare i grandi temi di attualità della nostra epoca.

La puntata di Fotografi di questo lunedì ci permetterà di seguirlo sul campo, o meglio sulla cosiddetta “strada dei cecchini”, che divide a Tripoli il quartiere sunnita di Bab al-Tabaneth da quello sciita di Jabal Mohsen.
Proprio sul confine invisibile di queste aree in conflitto è impegnato attualmente De Luigi, che ha scelto la città libica – primo approdo dei tanti profughi in fuga dalla vicina Siria – come metafora e paradigma del grande scontro ideologico e politico che in questi anni sta agitando il mondo arabo.

Stefano De Luigi vanta una lunga esperienza sul campo, in aree ad alto rischio o nel cuore delle situazioni più controverse del mondo contemporaneo. Già nel 1998 vince il suo primo World Press Photo, mentre l’anno dopo collabora con Médecins Sans Frontières per illustrare le condizioni dei detenuti – malati di tubercolosi – nelle prigioni della Siberia centrale.

Dal 2003 al 2006 dà il via al progetto Blindness, viaggiando per 16 Paesi in 4 diversi continenti allo scopo di documentare la vita dei non vedenti in diverse parti del mondo. Da questa iniziativa nascerà poi un libro, Blanco, che nel 2011 viene eletto miglior libro fotografico dal prestigioso concorso POY – Pictures of the Year.

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La curiosità – Tra I diversi progetti fotografici di Stefano De Luigi, uno risulta particolarmente originale già a livello tecnico. Si tratta di iDyssey, la serie di scatti realizzata dal fotografo sulle orme del mitico Odisseo… utilizzando soltanto il suo smartphone.