Una fragile, sensuale complicità

23 Gennaio 2014


Il loro è un tacito accordo, ratificato dall’intrecciarsi degli sguardi e dalla morbosa necessità di evadere dalla routine. Da rapporti ordinari, scialbi, ingrigiti in una quotidianità sempre uguale a se stessa; scossa dal brivido della tensione, dal fascino del proibito, dal gusto della trasgressione. Non c’è corteggiamento e seduzione nel rapporto tra Jay e Claire, non c’è l’immortale codice che regola l’amore. Ma solo sesso. Implacabile, rovente, selvaggio. Quasi ferino nella sua brutale sete di piacere.

È un rapporto al tempo stesso vuoto e complesso la chiave di volta attorno cui si regge Intimacy, controverso capolavoro di Patrice Chéreau. Il film della consacrazione internazionale per un regista che vincerà nel 2001, proprio con questa pellicola, l’Orso d’oro al Festival del Cinema di Berlino; bissando così il successo ottenuto a Cannes quasi dieci anni prima, quando il suo La regina Margot  (interpretato da Virna Lisi) vince il premio della giuria.

Una donna, un uomo, un’anonima stanza da letto in una altrettanto insignificante strada di Londra. Il talamo perde la sua sacralità e sembra trasfigurarsi in un ring, dove l’amplesso è lotta crudele tra due solitudini che si affrontano senza esclusione di colpi. Gli abbracci sono morse implacabili, stringono furibonde in una ritualità che si consuma senza vincitori né vinti: fino a quando Jay, l’attore inglese Mark Rylance, non decide di infrangere il suo giuramento.

Pedinerà Claire, una conturbante Kerry Fox, nel disperato tentativo di stabilire un contatto che vada oltre l’aspetto carnale. Spezzando però così i fragilissimi equilibri su cui si basa il loro assurdo rapporto, innescando una perversa spirale di incomprensioni, fraintendimenti, invasioni di campo e violazioni dell’intimità dell’altro. E finendo per trasformare la loro relazione in un perverso gioco al massacro.  

La curiosità – Non solo regista, Chéreau. Ma anche attore. Tre le sue partecipazioni dall’altra parte della macchina da presa: a fianco di Gerard Depardieu nel biopic Danton  di Andrzej Wajda, con Daniel Day-Lewis ne L’ultimo dei Mohicani  di Michael Mann e infine ne Il tempo dei lupi  diretto da Michael Haneke.