George Clooney al cospetto di Leonardo

14 Febbraio 2014


Nella finzione cinematografica la vediamo invasa da polvere e calcinacci, il tetto sventrato dalle bombe alleate piovute su Milano nel 1943. Ci appare oggi restituita al suo austero rigore, limpida nella sobria eleganza che si conviene a un’aula conventuale: atmosfera gonfia di suggestione, a incutere un timore reverenziale. È l’aula del complesso di Santa Maria delle Grazie che ospita l’ex-refettorio dei monaci. E dunque il leggendario Cenacolo dipinto da Leonardo da Vinci.

Una delle opere più importanti dell’arte di tutti i tempi, tra le tante immortalate da George Clooney nel suo ultimo film: Monuments Men , in questi giorni presentato ufficialmente al festival del Cinema di Berlino e nelle maggiori città d’Europa. Anche Milano, ovviamente. Con lo stesso Clooney e il cast al completo a concedersi alle telecamere di Sky Arte HD per una intrigante chiacchierata. Al cospetto di Leonardo.

Il Cenacolo è scenografia più indicata per raccontare la trama di una pellicola dedicata alla vicenda della squadra dell’esercito americano incaricata durante la Seconda Guerra Mondiale di rintracciare i capolavori sottratti dai nazisti ai maggiori musei del Vecchio Continente, con il folle scopo di realizzare un “Führermuseum”. Clooney e i suoi compagni di viaggio – Matt Damon, Cate Blanchett, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin – posano davanti all’affresco leonardesco e ci raccontano suggestioni ed emozioni maturate sul set.

Ma la vera star di questo incontro straordinario non è un attore né un regista di grido. Ma Harry Hettlinger, lo storico e giornalista americano che ha scrollato la polvere dalle biografie e dalle avventure dei veri Monuments Men , ricostruendo i fatti incredibili ma assolutamente reali di una caccia al ladro dal fascino assoluto. C’è anche lui, naturalmente, a Milano. Per raccontarci, oltre la fascinazione del cinema, i dettagli di una storia appassionante.

La curiosità – Nelle intenzioni di Hitler il Führermuseum sarebbe dovuto sorgere a Linz, nella natia Austria. Noti i progetti per l’edificio realizzati dall’architetto di regime, Albert Speer, come pure la lista delle opere che il dittatore voleva esporre; unite all’ordine, fortunatamente disatteso, di dare alle fiamme i pezzi già sequestrati in caso di sconfitta