Germano Celant racconta Mimmo Rotella

28 Luglio 2014


Cos’è il paesaggio? Non solo la bella veduta, lo scorcio pittoresco, il belvedere che inquadra il piccolo o grande tesoro naturalistico. Il concetto profondo di paesaggio è qualcosa che va oltre ciò che siamo in grado di vedere in modo sensibile: è un aggregato di esperienze, emozioni, suggestioni. Forse immaginazioni più che immagini vere e proprie. Ed è per questo che si può fotografare il Novecento e, in fondo, anche il presente, in uno strappo.

È Palazzo Reale ad ospitare una delle più importanti retrospettive mai dedicate a Mimmo Rotella, artista dal tratto unico e inconfondibile: capace di raccontare il mito dell’Italia del Boom e i prodromi della globalizzazione con straordinaria lucidità, anticipando temi e riflessioni che hanno segnato gran parte del percorso del post-moderno. A guidarci per le sale, in una produzione 3D produzioni per Sky Arte HD, è Germano Celant: uno tra i critici d’arte italiani più noti nel mondo.

Un miracolo di sintesi quello operato da Rotella, che sa condensare in una prassi apparentemente semplice molteplici caratteri. Da un lato c’è il tributo doveroso alla stagione delle avanguardie storiche, su tutte ovviamente Dada, con il linguaggio del collage assunto a medium espressivo privilegiato; dall’altro c’è la capacità di raccontare attraverso immagini iconiche il volto di città in rapido cambiamento, che si specchiano negli occhi dei divi di Hollywood e nelle ammiccanti linee dei prodotti commerciali.

Brani di manifesti strappati, sovrapposti e accostati tra loro; stratificazioni che nella profondità di layer diversi si trasformano in missioni archeologiche: scavano nei sogni e negli incubi del presente, tra ambizioni e disillusioni. In un’Italia che cancella l’esperienza del Fascismo, il carico ideologico assordante che il regime tributa all’immagine, tuffandosi con malcelata disinvoltura in un rinnovato rapporto con i repertori visivi del proprio tempo. Reinventandosi completamente.

La curiosità – Anche Mimmo Rotella porta il suo contributo alla rinascita di Gibellina, tra i tanti artisti che si impegnano a sostenere il borgo colpito nel 1968 dal terremoto del Belice. Il maestro dona alla popolazione una sua scultura in travertino: la Città del Sole .