Gian Lorenzo Bernini. Ottavo re di Roma

13 Ottobre 2014


Si è guadagnata lo status di Città Eterna grazie al passato più remoto, alla sua capacità di dominare il mondo costruendo l’impero più vasto e potente dell’antichità. Ma Roma ha saputo rinnovare il proprio carattere di unicità nel corso dei secoli: con la corte papale ad essere protagonista nella stagione del Rinascimento e poi, ancora, in quella del Barocco. Una parentesi, quest’ultima, che ha avuto un protagonista assoluto. Gian Lorenzo Bernini.

Sky Arte HD dedica una serata imperdibile al rapporto tra la Capitale e l’artista che, forse più di ogni altro nella Storia, ha contribuito a caratterizzarne il profilo. Il viaggio parte da San Pietro con Il colonnato del Bernini, documentario esclusivo che testimonia lo straordinario processo di restauro che ha coinvolto le quasi trecento colonne e le centoquaranta statue erette nella piazza più famosa d’Italia. Un’impresa titanica, svelata grazie a immagini di incredibile suggestione.

Architetto, certo. Ma anche – forse soprattutto – scultore. Bernini ha saputo incarnare nel marmo le concezioni estetiche del suo tempo meglio di chiunque altro: nel cortocircuito tra sensualità e teatralità, tormento ed estasi delle sue figure sacre. Come ci insegna Simon Schama nel corso di una puntata di Power of Art che muove i propri passi da uno dei capolavori assoluti del Seicento. La celeberrima Estasi di Santa Teresa .

Il primato di Bernini sulla scena artistica romana del suo tempo non è però esente da ombre. Tanti gli avversari che tentano di offuscarne l’estro, in una sfrenata competizione per accaparrarsi gli incarichi più prestigiosi e le committenze più ricche. Gettiamoci allora nella mischia con Bernini e Borromini – i 50 anni che sconvolsero Roma, documentario che racconta la verità su uno tra i rapporti più tormentati e drammatici mai vissuti nella Storia dell’arte.

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La curiosità – Un ritrattita… a memoria! Molti potenti del suo tempo ambivano ad essere ritratti da Bernini, ma le distanze tra Roma e le principali corti d’Europa (oltre alla quantità di commissioni cui doveva rispondere) rendevano difficile rispondere a tutti. Nel caso di Francesco I d’Este e del cardinale Richelieu l’artista ovviò limitandosi a prendere brevi appunti, quasi caricature, definendo poi entrambi i ritratti senza dover chiedere ai soggetti di posare.