Ritratto di un poeta contemporaneo

25 Marzo 2015

Giovanni Lindo Ferretti - Fedele alla Linea

Un pensiero libero e forte, che si esprime in parole e musica per anni senza sottrarsi a critiche… e fraintendimenti, magari da parte degli stessi ammiratori della prima ora. È il pensiero poetico di Giovanni Lindo Ferretti, la cui saga umana e artistica è al centro del documentario Fedele alla Linea – Lindo Ferretti in onda stasera su Sky Arte HD, in prima visione alle 22:10.

Tra i padri del punk italiano, Giovanni Lindo Ferretti è stato cantante e paroliere dei CCCP Fedeli alla Linea negli anni Ottanta, poi dei CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti) fino all’anno dello scioglimento, avvenuto nel 2000.
La sua parabola artistica ha inizio dall’incontro a Berlino con Massimo Zamboni, cofondatore insieme a Lindo Ferretti del gruppo punk filosovietico che rivoluzionerà la scena artistica italiana.

Negli ultimi anni, che coincidono con il definitivo ritorno a casa e il riavvicinamento al cattolicesimo, Lindo Ferretti si divide tra tour solisti, la costruzione di un teatro equestre e un’intensa attività letteraria. Il documentario di stasera ci restituisce appunto la complessità di questo personaggio, tratteggiando non soltanto il Lindo Ferretti musicista.
Andrà in onda un dialogo intimo tra le mura di casa, che ripercorre un intero arco esistenziale: dall’Appennino alla Mongolia, attraversando il successo, la malattia e lo sgretolarsi di un’ideologia. Il ritorno a casa tra i suoi monti, infine, permette all’artista di riprendere le fila di una tradizione secolare, sullo sfondo del suo ultimo ambizioso progetto: Saga. Il Canto dei Canti, opera epica equestre che narra il legame millenario tra uomini e cavalli.

Il film è arricchito da preziosi contenuti d’archivio: inedite immagini dei CCCP Fedeli alla Linea nella Berlino degli anni del Muro, scatti dei primi concerti concessi da Umberto Negri (tra i fondatori del gruppo con Ferretti e Zamboni), VHS mai visti recuperati all’interno del Fondo Valdesalici, foto di famiglia, estratti del film Tempi moderni di Luca Gasparini e sequenze del viaggio in Mongolia, tratte da Sul 45° parallelo di Davide Ferrario, fino ad arrivare ai suoni e alle immagini dell’attuale tour A cuor contento.

La curiosità – Ispirato dalle sonorità dei CCCP-CSI, come dall’ideologia politica sottesa, il regista Germano Maccioni ha voluto sperimentare in questo documentario “incursioni ardite nell’opera di uno dei maestri degli anni Venti” del cinema sovietico. Offrendo ai nostri spettatori un’opera importante anche a livello cinematografico, che ben si accorda all’estetica perseguita a livello musicale da Ferretti.